Libia, Acacus. Gruppo di lavoro italiano per salvare area naturale con pitture rupestri


 

Benché l’UNESCO lo abbia dichiarato patrimonio dell’umanità, l’area sudoccidentale della Libia dove si trova il sito di Acasus, presso il quale una missione dell’Università La Sapienza di Roma lavora da cinquant’anni, non è ancora un’area protetta. 

Il direttore del Dipartimento di Biologia animale dell’ateneo romano, Luigi Boitani, spiega che gli esperti si stanno chiedendo da diversi anni come tutelare questa zona, importante dal punto di vista culturale, archeologico e sociale, senza dimenticare la presenza dei tuareg e considerando il patrimonio naturale.

Si resta colpiti dall’identità unica della zona dove l’Acasus dal lato libico e il Parco di Tassili dalla parte algerina sono due parti della medesima montagna. Però, solo presso il parco algerino si è sviluppata una fiorente attività turistica, mentre in Libia le prospezioni petrolifere minacciano la zona e tutti gli scavi sono punti di potenziale disastro ambientale. Anche le pitture rupestri risalenti al Neolitico sono a rischio di vandalismo e incuria: infatti, nel 2009 sono state compromesse.

Per questi motivi, la realizzazione del parco diventa sempre più urgente. Un’equipe del Dipartimento di Biologia animale in collaborazione con il Dipartimento di Archeologia della Sapienza ha allestito il progetto per la creazione del parco, ma non si sa ancora quando la Casa del popolo – il Parlamento libico – si occuperà della questione.

 

Questo articolo ha un commento

  • Daniele scrive:

    A maggio 2009 ho partecipato ad una conferenza del professor Savino Di Lernia, docente di etnoarcheologia all’università “La Sapienza” di Roma e direttore della missione nell’Acacus e Messak. Un’area di interesse archeologico vastissima, circa 60000 km quadrati. Fondamentali sono i siti preistorici in cui continuano le ricerche sulle società arcaiche di cacciatori-raccoglitori e allevatori. Resti di bovini e capridi datati con il C14 a circa 7400 anni fa testimonierebbero la nascita dell’allevamento proprio in quest’area. Nel sito di Takarkori sepolture celebrative di bovini sembrano testimoniare un vero e proprio culto. Un’area tanto grande quanto affascinanante, da preservare e studiare. Confido nella realizzazione del progetto del parco.

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