È iniziato il 17 di febbraio del 2009 e si concluderà a fine mese il corso sui temi della conservazione dei reperti archeologici del sito di Ur dei Caldei, in terra curda, tenuto al Provincial Reconstruction Team della Regione irachena del Dhi Qar dall’Istituto superiore per la Conservazione e il Restauro e rivolto ai tecnici appartenenti allo State Board of Antiquities and Heritage, sezione del Ministero iracheno per le Antichità e il Turismo. Il coordinamento del corso è in mano all’Ambasciata italiana in Iraq.
Presso la città di Nassiria, dove si trovava la base militare dell’esercito italiano, sorge l’area archeologica di Ur, una delle più rilevanti di tutta la Mesopotamia. Questa città antichissima, risale al IV millennio a.C., diede i natali al patriarca Abramo e all’interno della sua necropoli reale, furono scoperti, negli anni ’20, i manufatti più importanti dell’antichità mesopotamica, che mostrarono a tutto il mondo il livello e la grandezza conseguiti dal popolo sumero nel suo periodo di maggior splendore, fra il 2600 ed il 2500 avanti Cristo. Armi, strumenti musicali incastonati di pietre preziose, vasellame e ornamenti d’oro, quali, per esempio, sono lo Stendardo e la preziosa Arpa, beni unici della storia dell’umanità, attualmente divisi fra il Museo di Baghdad, il British Museum e il Museum of Archaeology and Anthropology dell’University of Pennsylvania.
Il sito archeologico si trova nell’amplissima area militare aeronautica (30 chilometri quadrati circa) realizzata dall’esercito iracheno diversi decenni fa e, attualmente, tenuta dall’esercito statunitense. Il fatto di trovarsi all’interno della base militare ha salvaguardato l’era da saccheggi e danni collegati agli eventi bellici. In breve tempo, l’esercito statunitense renderà il sito alle autorità irachene, conformemente agli accordi presi dai due governi recentemente.
La condizione dell’area è piuttosto precaria poiché i reperti che non furono ricoperti in seguito alla conclusione dei lavori di scavo, nel 1934, si stanno degradando in maniera rapida. Specialmente i mattoni crudi, utilizzati per le fabbricazioni più antiche, in assenza di una protezione sono sottoposti a u decadimento vistoso, ma, generalmente, danni importanti sono reperibili in tutto il sito archeologico. Questo è causato dall’incuria e dall’assenza di protezione giornaliera, che il governo iracheno non ha potuto assicurare non soltanto perché il sito si trova in area militare ma anche poiché lo State Board of Antiquities and Heritage del Ministero del Turismo e delle Antichità, che si dovrebbe occupare della zona, ha patito in modo gravissimo, negli ultimi decenni, prima le conseguenze dell’embargo e, dopo, quelle della guerra. La scarsità di esperti, mezzi e tecnologie hanno, poi, diminuito drasticamente la capacità di garantire la salvaguardia degli enormi beni archeologici iracheni.
Appena finita la guerra, nel 2003, il governo italiano ha avviato una serie di iniziative, attuate dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, finanziate dal Ministero degli Affari Esteri e coordinate dalle nostre autorità diplomatiche, con lo scopo di aiutare le autorità irachene nel lungo e complesso processo che porterà al recupero dell’efficienza e delle capacità tecniche. I laboratori per il restauro presso il Museo di Baghdad, devastati nel corso del saccheggio seguito all’entrata dell’esercito statunitense a Baghdad, furono ripristinati nel 2004. Nello stesso anno fu avviato il ripristino di alcuni tra i più rilevanti reperti trafugati dal museo e, inseguito, recuperati. Fu avviata anche la ristrutturazione della Sala Assira del Museo di Baghdad, che apre al pubblico in questi giorni, e la progettazione del recupero di alcuni rilevanti musei provinciali, quello di Diwania, quello di Nassiria e quello di Najaf.
Nel corso di questo intervento complesso e articolato si è pattuito con le autorità irachene l’avvio di un’immediata azione di supporto per proteggere l’area di Ur, finanziata e realizzata dall’Istituto Centrale per la Conservazione e il Restauro del Ministero per i Beni Culturali e coordinata dall’ambasciata italiana a Baghdad. L’aiuto consta nella formazione di tecnici locali sugli interventi di primo recupero dei reperti dell’area archeologica e sulla predisposizione di sistemi di protezione dei materiali costruiti.
Da poco è iniziata la prima iniziativa: un corso che durerà alcune settimane rivolto a cinque tecnici appartenenti allo State Board of Antiquities, realizzato dall’archeologo Claudio Prosperi Porta e dal Dottor Alessandro Bianchi (Istituto Centrale per la Conservazione ed il Restauro) con la collaborazione del Conservatore Fabio Colombo. Questo corso si sta svolgendo al training center presso il Provincial Reconstruction Team del Dhi Qar, struttura di supporto al governo provinciale locale che viene gestita dall’Italia da quando il nostro contingente militare è stato ritirato.
Invece, un’iniziativa formativa più lunga (9 mesi circa) incomincerà entro breve presso la medesima struttura di Nassiria e sarà finanziata dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo e interesserà l’istruzione tecnica di ulteriore personale locale nella conservazione dei reperti antichi sia nei musei che nelle aree archeologiche.
Autore: Martina Calogero - pubblicato in data 27 febbraio 2009 - Email info@archart.it


Complimenti
Dr.ing Gaetano Paolillo
che noia, qualcosa di piu’ corto devo fare una ricerca non una polemica.
Dott. Arch. Francesco Magliocco
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Salve sono l’architetto Francesco Magliocco appartenente al bacino della Riserva Selezionata; in riferimento al comunicato sopra citato, mi piacerebbe tanto partecipare al percorso formativo di 9 mesi che inizierà presso la struttura di Nassiria, il sottoscritto comunica inoltre che conosce bene i luoghi di UR in quanto sia nel 2005 per un perido di 45 gioni, sia nel 2006 per un periodo piu’ lungo di circa 6 mesi ha operato a Nassiria con l’Esercito Italiano.
in attesa di V.s. riscontro vogliate gradire cordiali saluti
Marineo li 18/05/2009
Arch. Francesco Magliocco
Salve sono l’arch. Francesco Magliocco, mi piacerebbe tanto partecipare all’iniziatva formativa di 9 mesi