Crollo alla Domus Aurea: la parola ai protagonisti


 

Crollo alla Domus Aurea

Il crollo di una volta alla Domus Aurea ha prodotto un “salutare” allarme non limitato alla preziosa villa neroniana, ma diffuso al vasto patrimonio archeologico romano e non solo. Ne era nota la fragilità e il degrado che ha fatto procedere a commissariamenti e interventi, 60 nell’area dei Fori Imperiali. Riteniamo si debba dare la parola ai protagonisti impegnati nelle istituzioni competenti.

Un arretramento sul fronte dell’archeologia

La situazione di emergenza impedisce – almeno nell’arco della legislatura – di pensare a nuove impegnative campagne di scavo, in particolare nell’area ora citata: questo ci disse il sottosegretario ai Beni culturali on. Giro e ci è stato ribadito recentemente dall’Assessore alla cultura del Comune di Roma Croppi.

Un quadro niente affatto esaltante per la rinuncia a sviluppare la riscoperta del patrimonio archeologico che si conosce essere allo stato ipogeico, “consumando” quanto è stato portato alla luce nei tempi passati pur senza che i precursori disponessero delle straordinarie possibilità offerte dalla tecnologia moderna.

Si vive di rendita sul già scoperto, con le eccezioni virtuose dei ritrovamenti miracolosi delle Domus sotto palazzo Valentini, valorizzati magistralmente. Una rondine non fa primavera, e quando si riposa sugli allori vale la regola della lepre e la tartaruga. Vengono meno anche le attività più conservative, e allora si deve rincorrere con affanno, è la storia degli interventi d’emergenza in atto. L’eccezione di palazzo Valentini – conservazione coniugata a sviluppo e valorizzazione – conferma la regola, limitandosi alla manutenzione senza razionalizzazione e sviluppo non si fa bene neppure quella, è la regola costante della vita aziendale.

Non aggiungiamo altro a questa premessa, facciamo parlare i protagonisti istituzionali, collegando le dichiarazioni che hanno rilasciato nell’immediatezza e nei giorni successivi senza commenti.

Per Proietti, Carandini e Melandri la nostra fonte è stata “Messaggero.it”; dell’intervista al primo abbiamo riportato solo le risposte che compongono un discorso conseguente, merito delle domande in sequenza di Fabio Isman; per tutti gli altri (meno l’on. Giro, fonti di agenzia) siamo debitori di “Repubblica” che vi ha dedicato diversi servizi: di Carlo Alberto Bucci per i restanti personaggi citati meno Settis, del quale è stata riportata la citazione testuale dalla nota di Corrado Augias.

Ai colleghi citati siamo debitori delle dichiarazioni, tratte dai loro servizi, riportate in questa che è più di una rassegna e di un collage di voci, è un grido d’allarme a una voce sola: dell’archeologia ferita che vede minacciato un patrimonio storico e artistico di valore incommensurabile.

Broccoli e Vodret, Marchetti e Settis: l’emergenza Domus Aurea

“Né allarme né gravità, sono monumenti di 1900 anni fa. Non è la Domus Aurea ma una galleria delle Terme di Traiano. Non si può impermeabilizzare tutto il terreno di Colle Oppio perché l’isolamento totale creerebbe nuovi problemi. Intanto 800 mila euro per il restauro” (Umberto Broccoli, soprintendente ai Beni culturali del Comune di Roma).

“Il problema è la natura stessa del terreno che, anno dopo anno, s’impregna d’acqua con le piogge e aumenta la pressione sulle volte, anche le radici degli alberi possono avere un ruolo nel rendere instabile il monumento” (Antonello Vodret, direttore tecnico della Domus).

“C’è pericolo di altri crolli, anche immediati. E per mettere tutto in sicurezza ci servono circa 10 milioni, ma se i lavori non sono ancora partiti dipende anche dal fatto che il Comune non ci ha ancora consegnato le aree sovrastanti, indispensabili al cantiere, poiché sulla Domus si deve intervenire dall’alto. Toglieremo 100 metri quadrati di terreno sopra la galleria interessata al crollo e ci vorrà un mese, poi l’area sarà riconsegnata al Comune, poi ci sarà il restauro che non ci riguarda ed i cui lavori dovrebbero durare un anno e mezzo” (Luciano Marchetti, commissario straordinario per la sicurezza della Domus).

“Il professor Settis, archeologo e rettore della normale di Pisa – nonché, aggiungiamo, fino al 2008 presidente del Consiglio superiore dei beni culturali – ricorda che alcuni anni fa il professor Giorgio Macchi, insigne strutturista, aveva previsto, in un documento presentato al Ministero, il crollo delle volte traianee, perché caricare tonnellate di terra sui resti della Domus, quando continua l’infiltrazione di acque resta la soluzione peggiore. L’illusione di poter impermeabilizzare sotto metri di terra non può migliorare a lungo lo stato delle volte. Invece, pare che l’impresa abbia cominciato a scavare il giardino proprio a questo fine. Se poi si riverserà sulle volte un sovraccarico di terreno che, con i resti traianei, raggiungerà 7,3 tonnellate al metro quadrato, il risultato sarà un disastro epocale. Settis conclude così: ‘Macchi aveva invece suggerito, in modo (a mio avviso) molto appropriato, di togliere totalmente il giardino sovrastante e realizzare un accesso dall’alto, mostrando anche quanto trovato del secondo livello in scavi che poi vennero risepolti’” (Salvatore Settis nella citazione di Corrado Augias).

Proietti: a rischio Domus Aurea e Palatino, Mura Aureliane e acquedotti

“Sono crollati due ‘grottoni’, ambienti a volta di sostruzione delle Terme di Traiano, contigui alla Domus Aurea ma di mezzo secolo successivi: dal 1920 circa, sono dati in concessione al Comune di Roma, che li usava come depositi per i materiali di scavo, il Comune ha l’elenco di quanto contengono, e non sembrano reperti importanti. Dal 2006, Luciano Marchetti, l’ingegnere che è commissario ai beni culturali per il terremoto dell’Aquila, era divenuto commissario di Protezione civile anche per la Domus Aurea: ha studiato la situazione, ha redatto un progetto generale di consolidamento, ha appaltato i lavori, 11 milioni di euro. Le opere del primo lotto dovevano partire martedì prossimo. Ora una parte della somma servirà per mettere in sicurezza l’area crollata. Per fortuna, sembra che non ci fosse nessuno nei 100 metri quadrati di Colle Oppio aperti al pubblico, che sono assolutamente sprofondati.

Quanto è accaduto conferma gli allarmi lanciati in tempi recenti, ma che già risalivano almeno a 30 anni fa; quando, con le risorse della legge per Roma capitale, fu deciso di privilegiare il restauro dei grandi monumenti in pietra.

Sono a repentaglio il Palatino, la Domus Aurea e le Mura Aureliane, la cui competenza è però del Comune; ma anche gli acquedotti: in alcune aree, anzi, sono forse i monumenti più in pericolo. Sono tutti monitorati; e su tre tratti di quello di Claudio ho chiesto a Roberto Cecchi, commissario per l’archeologia di Roma, urgenti sopralluoghi dei Vigili del fuoco, e non solo. Sono stati riscontrati distacchi di materiali, di non eccessiva portata e importanza; ma che, quasi come i crolli alla Domus Aurea, sono preoccupanti segnali di pericolo.

Anche il ministro Bondi e il sindaco Alemanno, durante il sopralluogo che si è appena concluso, sono stati d’accordo sulla necessità di ulteriori monitoraggi; e soprattutto, di un piano per realizzare la manutenzione programmata.

Il Ministro ha posto il piano di manutenzione programmata tra le priorità nazionali; e, all’interno del piano per il Paese, la manutenzione dell’archeologia romana, a sua volta è una priorità. Anche perché Roma è il più grande bacino archeologico del mondo; le sue vestigia sono capillarmente diffuse in tutto il Comune, e intensamente vissute giorno e notte. Problemi di manutenzione, ma anche di sicurezza.

Le leggi le decide il potere politico. Però i fondi, alla soprintendenza non mancano: è autonoma e può contare su più di 30 milioni di euro all’anno, dagli incassi dei Fori, del Colosseo, dei musei. Ma oltre a quanto abbiamo indicato, ci sono anche altri monumenti che richiedono cure: dai mosaici di Ostia antica, alle aule delle Terme di Diocleziano, alle grandiose strutture monumentali di quelle di Caracalla. Lavorare per questo immenso patrimonio è un privilegio; ma comporta anche rilevanti e gravose responsabilità.

Il crollo dei due grottoni è indice di un grave fenomeno in atto, che va studiato e capito; e su cui si deve poi intervenire con tutte le più idonee tecnologie. Una situazione straordinaria, che deve trasformarsi nell’ordinarietà degli interventi, e mi pare che il ministro Bondi e il ministero l’abbiano capito.

I commissari sono un’opportunità. Accelerano i tempi della burocrazia senza che a scapitarne siano la trasparenza e la correttezza; ad esempio, possono indire gare il 15 e non in 60 giorni. I miei rapporti con Cecchi sono ottimi. E le due strutture stanno collaborando al massimo grado.

Ma per un progetto di manutenzione programmata occorre la collaborazione anche del Comune. Un piano simile è anche di prevenzione, e le misure possono essere tante. Ad esempio, isolare il Colosseo, o la Colonna Antonina, dal traffico. A Venezia, una norma imponeva il passaggio a metano di tutti gli impianti di riscaldamento. Marmi e pietre antiche, le strutture d’un passato che dobbiamo conservare, si tutelano anche con misure di questo genere. E non può essere un atto d’imperio a farle valere; Ministro e Sindaco erano assieme al sopralluogo, ed entrambi hanno insistito parecchio sulla necessità di una simile collaborazione.

Prima di conoscere le risorse necessarie bisogna studiare e capire, valutare e quantificare. Ma esistono anche provvedimenti, come quelli relativi al traffico, che non richiedono eccessive risorse. Certo che è indispensabile intervenire, e con grande urgenza. Un crollo intacca, comunque, un monumento: se ne va qualcosa, che non tornerà più. Segnali come quello di ieri non possono essere ignorati; costituiscono il sintomo di una situazione grave, che va affrontata in fretta. Ed è esattamente quanto noi intendiamo fare, perché è uno tra i nostri primi compiti” (Giuseppe Proietti, nuovo soprintendente ai Beni archeologici di Roma).

Carandini: a rischio Villa Adriana di Tivoli

“Temo che quello che è accaduto martedì alla Domus Aurea possa capitare anche a Villa Adriana a Tivoli. Il pericolo è ancora maggiore per le strutture molto elevate. A Villa Adriana per non arrivare al disastro sarebbe opportuno operare un monitoraggio continuo, ma l’idea prevalente è che se cade un muro, lo si può sempre ricostruire. Invece quella struttura, con il crollo, non ci sarà più e sarà sostituita solo da un surrogato. Anche Villa Adriana rientra nell’allarme già lanciato. Dopo l’attenzione generata dal crollo alla Domus Aurea bisogna evitare il ritorno alla sonnolenza. La prevenzione non è entrata bene nel nostro modo di pensare ma è una strada che costa meno dei restauri.

Gli allarmi non sono mai artificiosi, e possono portare ai commissariamenti. Io sono contrario ai commissariamenti, ma la situazione a Roma era cosi allarmante che capisco perché un governo abbia scelto una via drastica. Drastica poi fino a un certo punto perché Luciano Marchetti in quanto commissario della Domus Aurea non ha poteri speciali e Roberto Cecchi, commissario dell’area centrale di Roma li ha ma non li esercita” (Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali).

Altri rischi incombenti: risorse “poco o nulla”

Tivoli: “Rischi immediati di infiltrazioni non ce ne sono, però è vero che abbiamo muri alti anche 20 metri e che dobbiamo tenere sotto controllo la vegetazione rigogliosa. Attenzione e preoccupazione sono costanti” (Marina Sapelli Ragni, soprintendente del Lazio). Commenta Bucci: “I fondi per la manutenzione ordinaria dei 30 edifici e degli 80 ettari sono una bazzecola: 900 mila euro l’anno mentre prima del Giubileo del 2000 in quattro anni ebbero 44 miliardi di lire”.

Cerveteri: “Le piogge hanno messo a rischio i tumuli di tufo. Abbiamo tenuto pulito il sito, ma grazie a dipendenti e volontari. Meno male che ora arrivano i 250 mila euro di Arcus” (Rita Cosentino, direttore della necropoli).

Pompei: “Il 90% dei 39 milioni di euro stanziati andranno in restauri. A Ercolano abbiamo fatto scuola per la manutenzione. La programmazione è la nuova frontiera della tutela” (Stefano De Caro, direttore generale per i Beni archeologici del MiBAC).

Enna: “Alla villa romana del Casale a Piazza Armerina il degrado è stato fortissimo per anni e anni. Sarebbe bastato curare meglio i resti per evitare di spendere tanto nel restauro. Per la manutenzione di tutto l’Ennese avevamo 150 mila euro l’anno. Fino al 2009. Ora? Nulla” (Beatrice Basile, soprintendente ad Enna).

Con questo desolato “nulla” si chiude la nostra rassegna dei protagonisti tecnici. E non riguarda solo Enna, come Bucci sottolinea nell’intervista: a Canosa “poco o nulla”, dice Teresa Cinquantaquattro, soprintendente archeologica della Puglia (cui vanno solo 200 mila euro per l’intera regione); “Stessa cifra, ‘zero euro’, avuta da Rita Cosentino, direttrice delle 1000 tombe etrusche di Cerveteri, 40 visitabili”. Un epitaffio lapidario per una denuncia sacrosanta.

I politici: l’on. Melandri per l’opposizione, il sottosegretario on. Giro per il governo

“Da tempo, le forze politiche d’opposizione, le organizzazioni di tutela del patrimonio storico ambientale e gli operatori del settore hanno segnalato la palese inadeguatezza delle politiche di tutela messe in campo dal Ministro Bondi. Il crollo è dovuto alla costante riduzione delle risorse destinate alla messa in sicurezza del nostro patrimonio archeologico. I numeri sono impietosi: nella legge finanziaria 2010, la voce tutela dei beni archeologici ha subito una riduzione del 14,7% rispetto al 2009. Eppure c’era stato assicurato che attraverso la gestione commissariale delle aree archeologiche, si sarebbe provveduto, in tempi certi, ad utilizzare le risorse disponibili e mettere in sicurezza dei siti di Roma” (Giovanna Melandri, Pd, già Ministro per i Beni culturali).

“Il crollo alla Domus Aurea è un fatto che conferma lo stato di degrado del nostro patrimonio archeologico contro il quale però stiamo reagendo con progetti mirati di monitoraggio, ispezione, valutazione del rischio e messa in sicurezza. Questo è stato possibile anche grazie all’attività del commissario delegato all’area archeologica di Roma e Ostia antica. Si tratta di un’area molto vasta di ben oltre due milioni di metri quadrati se consideriamo le aree di maggiore interesse e i nostri sforzi sono quindi su vasta scala su reperti, monumenti, acquedotti e mura. Ma per avere successo occorre il massimo coordinamento di tutte le istituzioni coinvolte a diverso titolo, dal Comune al nostro ministero. Non è solo una questione di fondi ma di un metodo di valutazione e di prevenzione a campione di cui abbiamo parlato diffusamente nel primo rapporto Cecchi a settembre scorso e su cui torneremo nel secondo rapporto che verrà presentato alla stampa, agli operatori di settore e anche a quelli economici ad aprile al Colosseo”. (Francesco Maria Giro, sottosegretario al Ministero per i Beni e le Attività culturali).

Gli archeologi italiani: critiche e offerte di collaborazione

“Ancora una volta i fatti dimostrano la scarsa utilità delle strutture commissariali che non riescono a raggiungere i risultati e gli obiettivi che il Governo affida loro. Alla Domus Aurea ben 5 anni di commissariamento, studi di grandi professionisti e finanziamenti ad hoc hanno portato alle immagini che abbiamo visto. Il crollo è un fatto gravissimo che avrebbe potuto trasformarsi in una vera e propria tragedia, dal momento che gli ambienti colpiti sono luoghi in cui lavorano gli archeologi e in cui svolgono le esercitazioni didattiche gli studenti” (Confederazione italiana degli Archeologi). ”Siamo molto colpiti dall’intervento tempestivo e personale del ministro Bondi, che ha dimostrato grande sensibilità e disponibilità ad ascoltare le istanze degli archeologi. Auspichiamo di aprire un nuovo ciclo insieme al ministro Bondi e siamo pronti a collaborare con il ministro e con i tecnici del ministero per il patrimonio archeologico dell’Aquila e dell’Abruzzo” (Giorgia Leoni, presidente della Confederazione italiana degli Archeologi).

Risorse per i Beni culturali: solo lo 0,24% del bilancio, un paradosso italiano

Al di là delle situazioni singole che sono state indicate in modo esemplificativo, a partire dalla Domus Aurea salita alla ribalta per il crollo, la causa sta “a monte”, come si diceva una volta, e lo ricorda il presidente del Fai, Fondo Ambiente Italiano, Ilaria Borletti Buitoni: “Il crollo della Domus Aurea sottolinea il gravissimo problema di mancanza di risorse e di personale. In Italia la cifra destinata dallo Stato ai Beni culturali corrisponde appena allo 0,28 % del bilancio statale”.

E’ una percentuale da prefisso telefonico la misera cifra che un paese come il nostro destina alla manutenzione, razionalizzazione e sviluppo del patrimonio di Beni culturali più vasto al mondo. Il programma di valorizzazione di Mario Resca e l’obiettivo posto da Silvio Berlusconi di raddoppiare per questa via l’apporto del turismo al Pil incontrano un limite nella insufficienza delle risorse, che arrivano con il contagocce e sono state le prime ad essere tagliate per la crisi, sebbene gli investimenti abbiano un ritorno rapido ed elevato. Un altro dei tanti, dei troppi paradossi italiani.

 

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