Italia, Abruzzo – Restauratori contro Bondi


 

La battaglia ingaggiata dai restauratori in seguito al nuovo testo del “Codice del restauro” promosso da Sandro Bondi, Ministro per i Beni Culturali, coinvolge anche l’Abruzzo. Mercoledì 10 marzo 2010 è stata organizzata a tal proposito presso la sede regionale della Cna di Pescara una tavola rotonda tra gli operatori del settore, alla quale hanno partecipato anche Gian Oberto Gallieri, Presidente di Cna Artistico e tradizionale, e Luca Iaia, Responsabile nazionale di Cna Artistico e tradizionale, oltre a Giovanni Simonetti, Presidente regionale, e a Italo Lupo, Presidente regionale della Cna. Durante la riunione si è discusso dell’iniziativa volta a sostenere la vertenza avviata per apporre delle modifiche al testo di Bondi. 

Questa battaglia contro il decreto ministeriale ha un significato particolare in Abruzzo considerati i compiti ingenti inerenti al recupero del patrimonio culturale e artistico danneggiato dal terremoto del 6 aprile 2009. Secondo Renato Giancaterino della Cna abruzzese, le associazioni d’impresa contestano particolarmente le nuove regole previste dal nuovo Codice del restauro per l’accesso alla professione. In Italia sono 13 mila le imprese che operano nel restauro e gli addetti superano le 32 mila persone, tra cui specialisti della cantieristica, dell’oreficeria, della ceramica, del legno, degli strumenti musicali, del tessile, del vetro, dell’argenteria. I dati raccolti dall’Unesco testimoniano che la metà del patrimonio artistico mondiale è sito in Italia e che i restauratori presenti non sono sufficienti.

Le norme d’attuazione presentate in ritardo rispetto al Codice di restauro reputano validi solamente i requisiti maturati prima del 2001 e coloro che hanno restaurato negli ultimi anni è come se non lo avessero mai fatto. Anche l’esame di abilitazione, che consiste in un test di 100 domande a risposta multipla che riguardano ogni settore del restauro  da risolvere in un’ora, è attaccato dai restauratori che si chiedono se il vero obiettivo non sia alzare le barriere all’ingresso per creare un elite di 600 restauratori (questo il numero dei diplomati delle tre scuole riconosciute) e relegare le restanti migliaia di operatori qualificati e capaci a un ruolo di secondo piano.

 

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