Sono definitivamente terminati i lavori di restauro del Monastero di Sant’ Antonio, localizzato a 250 km ad est del Cairo, sul Mar Rosso, ritenuto il monastero attivo più antico del mondo. E’ stato fondato nel 356 d.C., ed è considerato un importante parte dello fase Copta dell’Egitto.
Sant’Antonio è vissuto nel III secolo d.C. in Egitto, ed è considerato il fondatore della vita monastica. Si trasferì nel deserto e assieme ai suoi seguaci diede inizio alla costruzione del monastero che sarebbe stato utilizzato come luogo abitativo di una comunità religiosa. Quando Hawass visitò questo luogo, nel 2000, ebbe chiaro di quanto esso necessitasse di un progetto di conservazione urgente, e se ne fece promotore. Negli ultimi 200 anni, più di duecento musulmani si sono recati presso il monastero per lavorare al processo di restauro, costruendo un area da usare per la preghiera durante il Ramadan, e anche un area usata per condividere il cibo con i monaci durante questo momento.
Ci sono centoventi monaci e preti che vivono attualmente nella comunità, sia all’interno che all’ esterno delle mura del monastero. Questo luogo sacro è visitato da più di un milione di persone ogni anno, sia da egiziani che da stranieri. Il governo egiziano ha speso circa ottanta milioni di sterline Egiziane per il restauro del monastero.
Il restauro della chiesa che si trova all’interno del monastero è stato condotto in maniera esemplare. Sono state restaurate tutte le icone e i dipinti, oltre naturalmente alla struttura architettonica. L’ aspetto più impressionante è tuttavia la scoperta della più antica cella Copta al mondo, rinvenuta al di sotto della chiesa. Risale al IV secolo d.C. e le aeree dove stazionavano i monaci, in piedi o seduti, è ancora ben visibile. Gli esperti egiziani hanno costruito un piano in plexiglass al di sopra di questa cella, che permette ai visitatori di vederla preservando la struttura sottostante.
Un altro edificio che è stato ben restaurato è il refettorio, che contiene una lunga tavola fatta di pietra calcarea, in grado di ospitare circa sessanta persone sedute intorno. C’è anche uno spazio disponibile per colui che voglia recitare i testi religiosi. I lavori di restauro hanno consentito di mantenere un forte collegamento con il passato e consentono al visitatore di immaginare cosa realmente accadesse in quel luogo durante una cena in pieno Medioevo.
Il Monastero di Sant’Antonio ha anche una fortezza risalente al regno di Giustiniano, imperatore romano del IV secolo. Essa veniva utilizzata per proteggere la struttura sacra dagli attacchi che ha subito, numerosi, nel corso della sua lunga storia. Il monastero dispone anche di un pozzo che offre più di 100 metri cubi di acqua, una ruota, una zona di macinazione del grano e anche un ampio giardino. Il paesaggio che lo circonda è davvero bello, e molti studiosi arrivano fin qui per analizzare l’architettura di questo luogo e la sua fusione con il territorio. Durante i restauri sono stati rimossi diversi elementi edilizi posteriori che non risultavano in linea con il progetto originale del monastero, e sono anche state ripristinate oltre 110 celle dei monaci. Il restauro del Monastero di Sant’Antonio è parte di un piano molto più ampio volto a ripristinare i monasteri Copti presenti in Egitto, tra cui il “Monastero Bianco” di Sohag, Deir Abu Mina ad Alessandria e anche il “Monastero dei messaggeri” che si trova vicino a Giza. Sono in corso lavori di ripristino della più famosa chiesa cristiana Copta, la chiesa della Santa Maria Vergine, meglio conosciuta come la “Hanging Church” (“La Sospesa”) del Cairo. Da poco è stata installata l’aria condizionata e gli specialisti stanno lavorando sulle icone e sui dipinti murali. L’apertura è prevista proprio per il mese di Marzo 2010.
Sono stati spesi, in totale, 442 milioni di sterline egiziane per il restauro dei monumenti Copti e 525 milioni per il ripristino dei monumenti islamici. Lavori sono in corso anche per ripristinare le 9 sinagoghe egiziane e il 19 marzo è stata riaperta quella di Moses Ben Maimon, al Cairo. Situata nel vicolo ebraico del Cairo vecchia, essa è dedicata ad un famoso medico ebreo del quale il 14 marzo case l’anniversario della nascita. Questi sforzi dimostrano come gli egiziani siano un popolo aperto che non fa alcuna distinzione tra persone ebraiche, musulmane o copte, ed anche quanto sia grande l’ impegno da parte di tutti per mantenere intatto il patrimonio culturale e artistico dell’Egitto.
(foto: Jennifer Willoughby)
Autore: Redazione

