Umberto Pappalardo ci riassume “Archeologia dello spettacolo: i teatri dei Greci e dei Romani”


 

Umberto Pappalardo, docente di Archeologia Greca e Romana presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli ha partecipato al Convegno tenutosi a Trento con tema “L’orizzonte sonoro del mondo antico: incontri di archeologia musicale” proponendo l’intervento “Archeologia dello spettacolo: i teatri dei Greci e dei Romani”e gli abbiamo chiesto di raccontarci questo suo lavoro con un breve riassunto.

Gli edifici teatrali dell’antichità furono furono dedicati ad una divinità, Dioniso, e le rappresentazioni si svolgevano in occasione di festività religiose. Essi costituirono non solo una sorta di “salotti” della città, ma anche dei centri per la diffusione delle ideologie politiche.

I teatri greci e romani non furono solo un’espressione dell’architettura antica, ma anche l’espressione della cultura letteraria, in quanto la loro evoluzione architettonica variò con l’evoluzione dell’azione drammatica.

Pertanto la storia del teatro antico non significa solo seguire lo sviluppo degli antichi edifici teatrali (in Italia, in Svizzera, in Francia, in Spagna ed in altri paesi), ma anche seguire lo sviluppo della letteratura teatrale greca e romana (da Eschilo a Seneca), sviluppo che comprende l’evoluzione dell’abbigliamento e delle maschere degli attori nonché l’influsso della produzione letteraria sull’artigianato dell’epoca, quali i dipinti parietali, i mosaici pavimentali, le maschere, le figurine di terracotta etc. – dove furono riecheggiati i temi delle tragedie e delle commedie famose.

Come sostengono i moderni drammaturghi, non vi è sentimento umano che non sia già stato elaborato ed inscenato dalla tragedia e dalla commedia greca, pertanto la cultura teatrale antica costituisce una preziosa introduzione alla cultura umanistica dell’Occidente.

 

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