I risultati dell’attività svolta nel 2009 dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale nella relazione del generale Nistri tenuta il 14 gennaio 2010 nel Comando alla Caserma Lamarmora vicino Viale Trastevere, una carrellata di successi che ha ispirato al sottosegretario Giro l’idea di una “fiction” televisiva su operazioni spettacolari benemerite per il nostro Paese.
L’operazione, di cui abbiamo divulgato la notizia. commentandola doverosamente, del recente recupero e consegna all’ambasciatore del Libano di preziosi reperti fossili di 100 milioni di anni, non solo ha dato all’attività dei Carabinieri della Tutela del Patrimonio Artistico un’ulteriore visibilità internazionale, peraltro già a loro consueta; ma li ha visti muoversi in una rete di rapporti istituzionali con Ministero degli Esteri e Ambasciate, Direzione doganale e Università che hanno consentito di salvare una testimonianza preziosa dei primordi di vita e di identità libanese. Con tale coordinamento l’azione dei Carabinieri è molto efficace e questo inizio di 2010 lo ha confermato.
Il quadro generale dell’attività di tutela e di contrasto ai trafugatori
L’attività di tutela e contrasto è stata ampiamente illustrata nella presentazione dei consuntivi del 2009, è andata dalla prevenzione alla repressione e i risultati si sono visti. Sotto il primo aspetto è da sottolineare la riduzione, rispetto all’anno precedente, degli scavi clandestini, addirittura del 76%, e dei furti in generale per il 14,5%. E’ vero che il generale Giovanni Nistri ha tenuto a sottolineare che si tratta solo degli scavi clandestini “accertati”, tuttavia il dato è indicativo di una tendenza, d’altra parte quelli non accertati sono ignoti e non conoscibili. L’aumento pur lieve, del 2%, delle persone deferite all’Autorità giudiziaria, indica che l’attività di contrasto è stata intensa, e ad essa va fatta risalire la diminuzione ora citata dei comportamenti criminosi. E’ però aumentato il fenomeno della falsificazione, e le persone deferite all’Autorità giudiziaria sono quadruplicate.
Passando ai dati assoluti, si rileva che il numero dei furti di beni culturali nell’anno è stato di poco inferiore a 900, dei quali soltanto 90 a danno di Musei ed Enti pubblici e privati; gli altri 800 furti divisi in pari misura tra privati cittadini e Chiese, numero elevato pur se in flessione del 10-15%.
E’ il caso di sottolineare il fatto positivo della sicurezza dei Musei, in quelli statali solo 6 furti di cui 3 scoperti negli inventari dell’anno ma forse avvenuti prima, mentre nei musei comunali sono stati 8, in diminuzione; ma c’è pure il fatto negativo della vulnerabilità delle Chiese, un bersaglio dell’aggressione al patrimonio culturale che andrebbe meglio protetto, magari ricorrendo alla tecnologia dei sistemi di allarme più avanzati; infatti, in controtendenza con la diminuzione dei furti in generale, è aumentato del 16% il numero degli oggetti chiesastici trafugati nell’anno, oltre 2000.
Un altro fenomeno negativo è la sottrazione al patrimonio archivistico e librario, che nel 2009 ha visto la scomparsa di circa 3.700 documenti e libri; a fronte di questa cifra abbiamo il numero molto più elevato di documenti recuperati, oltre 16 mila, una volta e mezzo più del 2008, che fa temere sottostimate le cifre della sottrazione, forse per l’insufficiente tenuta di inventari e cataloghi.
Alla notevole riduzione nel numero degli scavi clandestini, scesi da 238 del 2008 a 58 nel 2009, corrisponde l’aumento del numero di “tombaroli”, anche associati, deferiti all’autorità giudiziaria. Ciò dimostra l’efficacia della prevenzione attraverso i piani semestrali di controllo e monitoraggio dei siti archeologici che hanno visto nell’anno un totale di 766 servizi svolti con l’intervento congiunto e il coordinamento, oltre al Comando per la Tutela, l’Arma territoriale e il Raggruppamento Aeromobili, Reggimento a Cavallo e Servizio Navale dell’Arma per i siti subacquei, di altre istituzioni quali le Soprintendenze e il Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Risultati alterni nel contrasto alla contraffazione di beni culturali: alla riduzione del 35% nel numero di opere sequestrate (da più di 2.300 nel 2008 a meno di 1.500 nel 2009) fa riscontro l’elevato valore, 34 milioni di euro, inferiore solo del 3,6% al 2008; e il forte aumento del numero di persone deferite all’autorità giudiziaria (da meno di 60 nel 2008 a circa 300 nel 2009) con l’individuazione di organizzazioni criminali in grado di acquisire la titolarità di archivi e fondazioni.
La più investita dalla contraffazione è l’arte contemporanea, anche per la possibilità di riproduzione “seriale”, ma anche i falsi in archeologia sono in aumento. L’azione di contrasto oltre che ai singoli episodi è rivolta a individuare le filiere, dalla produzione alla commercializzazione.
Le attività di prevenzione e formazione e quelle internazionali
Un’attenta prevenzione ha affiancato, dunque, l’attività di contrasto e anche ad essa vanno riferiti i risultati positivi registrati nell’anno. La sicurezza dei Musei ha tratto beneficio dalle verifiche compiute, oltre 540, come anche le Aree archeologiche più a rischio sono state sorvegliate con circa 770 controlli; quasi 2.500 i controlli negli esercizi commerciali, fiere e negozi di antiquariato.
Il personale è stato preparato alle complesse attività di tutela con un intenso lavoro di formazione. E l’alto livello raggiunto ha consentito di effettuarla anche per il personale di 12 paesi esteri rivoltisi alle nostre strutture per il loro grado di specializzazione che ne fa un centro di eccellenza universalmente riconosciuto; come avviene per gli Istituti di restauro che non hanno eguali al mondo – lo dice sempre il direttore generale del Ministero per la valorizzazione dei beni culturali Resca – con i quali la collaborazione del Comando Carabinieri per la Tutela è molto stretta.
Aggiungiamo a questo riguardo che il generale Nistri ha svolto un relazione presso il Consiglio d’Europa ai 27 ministri della cultura europei dimostrando il primato italiano nella formazione: lo ha ricordato il sottosegretario Giro nel suo intervento nel quale ha anche sottolineato con soddisfazione i positivi risultati e ha precisato i punti critici e le priorità nell’azione da svolgere.
Ma l’aspetto prevalente dell’attività a livello internazionale riguarda il contrasto a un crimine che non conosce confini. Il mercato estero viene controllato seguendo i siti Internet e i cataloghi delle aste, in contatto con le forze di polizia specializzate degli altri paesi. Le filiere clandestine hanno canali sempre più sofisticati per gestire i passaggi che superano le frontiere, dallo scavo fino al collezionista o commerciante. I risultati sono evidenti: nel 2009 sono stati “rimpatriati” quasi 8.500 beni culturali di origine italiana, 6.000 dei quali mediante una sola indagine, con 32 rogatorie.
E’ un contrasto difficile per l’estrema complessità dei passaggi di reperti antiquariali di ogni tipo, anche documentari, che avviene mediante Internet con siti esteri; e l’Italia è pure paese di transito, non solo bersaglio di attività predatoria, transitano beni trafugati provenienti da Asia, Africa, Sud America, soprattutto nel nord del Paese, in particolare quelli paleontologici. A tal fine c’è collaborazione con gli Uffici esportazione del MiBAC anche attraverso l’interconnessione delle banche dati di tali uffici (il S.U.E.) e di quelle della Tutela, e con l’Agenzia delle Dogane; la brillante operazione di inizio 2010 sui fossili libanesi di 100 milioni di anni ne è un frutto evidente.
I risultati nell’attività di contrasto del 2009
Le persone deferite all’Autorità giudiziaria nel 2009 sono state 1.264, di cui 44 in stato di arresto, nel 2008 1.239. Più che il leggero incremento va sottolineata la maggiore presenza di associazioni a delinquere, anche se non in forma di gruppi criminali organizzati: 157 le denunce per reati di tipo associativo nel 2009 rispetto a 123 nel 2008, da parte di organizzazioni operanti nell’archeologia, antiquariato e contraffazione.
Beni culturali sequestrati per un valore di 165 milioni di euro, con una lieve diminuzione rispetto ai 183 milioni del 2008 dovuta alla riduzione delle quotazioni per la crisi economica. I beni recuperati sono oltre 19 mila, non compresa l’archeologia, rispetto a meno di 12 mila nel 2008, aumento dovuto essenzialmente ad 11 mila beni archivistici e librari sequestrati in tre operazioni di cui una all’estero con l’F.B.I.
Quasi 40 mila pezzi integri i reperti archeologici recuperati, comprese le monete ed esclusi i frammenti (che sono 16 mila), il 10% in meno del 2008 (44 mila più 32.500 frammenti), e si sono individuate strutture criminali anche con terminali in altri paesi. Di questi reperti, oltre 30 mila appartengono alla numismatica archeologica, settore particolarmente esposto per la difficoltà di controllare i canali capillari di commercializzazione. Si interviene anche con un’azione di “intelligence” presso galleristi e collezionisti in modo da non tralasciare alcuna pista utile.
Sono stati anche sequestrati circa 14.600 beni di natura paleontologica, di cui 6.000 nel sequestro presso una casa d’arte all’estero; al riguardo è stata prospettata l’esigenza di chiarimenti normativi perché le molte importazioni illecite configurano il reato di contrabbando. Nel caso recentissimo dei fossili libanesi si è potuta accertare l’illiceità in base all’esame della precisa normativa di tale paese.
Un altro dato confortante è la diminuzione di un quarto negli illeciti amministrativi rispetto alle normative sul commercio di beni culturali, il cui numero è 225, pur in presenza di controlli aumentati di un terzo, 2.115 in totale nell’anno.
Nella tutela del paesaggio, che ha richiesto quasi 600 controlli, il doppio del 2008, sono stati sequestrati 23 immobili, per 17 milioni di euro, e deferite all’Autorità giudiziaria 91 persone.
Va sottolineato il rilievo assunto dalle operazioni seguite ai controlli sui siti Internet effettuati da personale specializzato del Comando, che sono stati più di 28 mila, anch’essi il doppio del 2008. I risultati sono notevoli: nel biennio 2008-09 oltre 42 mila beni culturali sequestrati, metà di carattere numismatico, in un contrasto a un canale che ormai riguarda tutti i tipi di beni culturali.
Un aspetto di particolare rilievo è che quasi il 90% dei soggetti implicati in questi traffici illegali via Internet è costituito da “colletti bianchi” (circa l’80% liberi professionisti e 10% impiegati); le circostanze fanno capire che la maggior parte di loro lo fa soprattutto per ignoranza o leggerezza, cosa che richiederebbe una migliore informazione, oltre a un monitoraggio e controlli sistematici.
L’idea della “fiction” televisiva lanciata dal sottosegretario Giro
Nel suo intervento, il sottosegretario del Ministero peri i beni culturali Francesco Maria Giro ha , sottolineato l’importanza del lavoro di tutela e ha manifestato vivo apprezzamento per i risultai ottenuti. Ma non si è limitato a considerazioni che potrebbero sembrare rituali, ha lanciato un’idea, aggiungendo che l’avrebbe prospettata ai vertici della Rai: fare una “fiction” televisiva imperniata sulle operazioni per la tutela e il recupero del patrimonio culturale, archeologico e artistico.
La Rai non dovrebbe esitare se, aggiungiamo noi, si ricorda di essere servizio pubblico. Però se ne deve essere dimenticata dato che, come ci segnala il colonnello De Regibus, venticinque anni fa ci fu una “fiction seriale”con Giuliano Gemma, “Caccia al ladro d’autore”, un successo tale che il popolare attore veniva invitato ai rapporti annuali dei Carabinieri sul contrasto ai furti d’arte.
Messi sulla pista, abbiamo approfondito: si è trattato di otto telefilm prodotti da Rai Uno nel 1984, con la regia di Duccio Tessari, Sergio Martini e Tonino Valeri, il regista abruzzese di Teramo, di cui si ricordano i western all’italiana: tra essi, oltre a quello forse più famoso “Il mio nome è Nessuno”, c’è “I giorni dell’ira” che ebbe protagonista, con Lee Van Cleef, proprio Giuliano Gemma, diretto di nuovo da Tonino Valeri sedici anni dopo in “Caccia al ladro d’autore”.
L’idea dell’on. Giro ci sembra felicissima, e non valgono le solite obiezioni sull’“audience” che rappresentano l’alibi per l’inerzia sul piano culturale e l’appiattimento sui peggiori standard della televisione commerciale anche da parte di chi fruisce annualmente del miliardo e seicento milioni di capitali freschi dovuti al canone; senza neppure gli oneri della riscossione e della caccia a chi vorrebbe sottrarsi all’iniquo balzello, tanto ci pensano Agenzia delle entrate e Tribunale di Torino!
Lo strepitoso successo del “Codice da Vinci”, dell’“Arca perduta” e simili, per non tornare al tesoro del “Conte di Montecristo”, sono la migliore garanzia per un risultato sicuro anche sul piano spettacolare. Naturalmente la “fiction seriale” dovrebbe essere realizzata con tutte le garanzie di correttezza culturale, la nostra televisione ha i mezzi e le competenze necessarie, le altre può acquisirle; abbiamo i maggiori esperti di arte al mondo, come ricorda il Ministero per i beni culturali, oltre che la parte prevalente dell’intero patrimonio artistico mondiale, da tutelare e valorizzare. Per questo oltre al Segretario generale del Ministero Giuseppe Proietti era presente il Direttore generale per la valorizzazione Mario Resca, visibilmente interessato all’azione di tutela.
Possibili temi per la “fiction seriale” nei successi ottenuti nel 2009
Anche per i soggetti delle “fiction” ci sarebbe l’imbarazzo della scelta, basterebbe ispirarsi a vicende vere vissute dai carabinieri della tutela nel 2009 i cui risultati sono stati descritti nella presentazione dei consuntivi. Potrebbero nascerne ben 18 “fiction” ambientate un po’ in tutt’Italia, con puntate anche a New York, a Buenos Aires e a Bastia in Corsica. Naturalmente Roma, poi la Toscana e l’Umbria, la Campania e la Calabria, l’Abruzzo e le Marche; al nord Lombardia e Piemonte, Veneto e Trentino. Le località più attraenti e anche quelle più intriganti, citiamo solo l’Arzano del “noi speriamo che me la cavo” e la Predappio dei nostalgici del tempo che fu.
E le storie? Abbiamo citato Montecristo, è il tesoro a fare la differenza, sono tutte del 2009. 18 febbraio, tra Roma e Londra, valore del reperto 350 mila euro; 24 aprile, nella “location” di Fiumicino, “rimpatrio” dagli Stati Uniti di reperti preziosi del valore di 20 milioni di euro, la scena si ripete il 5 dicembre, con opere del valore di un milione di euro; 30 aprile, la scena si estende ad almeno quattro regioni, Toscana e Umbria, Lazio e Puglia, sequestrate opere trafugate o contraffatte per 7 milioni di euro; prima decade di maggio, un’operazione da un milione di euro porta dal Piemonte alla Sicilia; il 30 giugno per un valore un po’ più alto si va dall’Emilia all’Abruzzo fino al citato Arzano in Campania; agosto, seconda decade, sulle tracce di un quadro famoso, valore 12 milioni di euro; poi operazioni minori nel valore ma non nell’interesse.
E i protagonisti di questa “fiction seriale”? I Comandi operativi per la Tutela del Patrimonio Culturale, altrettanti “maresciallo Rocca” alle prese non con vicende di vita quotidiana ma con storie nelle quali ci sono tutti gli ingredienti per il thrilling: ambienti misteriosi in scenari di fiaba, personaggi ambigui, intrecci intricati, e soprattutto reperti preziosi. Le gemme abbaglianti di Montecristo qui sono il bronzo di Iside e Serapide, il “Ritratto d’uomo” di Modigliani, il dipinto di Vedova e la scultura di de Chirico, la situla e la pelika apula a figure rosse, il cratere etrusco-corinzio e l’affresco pompeiano, questi due esibiti alla presentazione dei consuntivi dell’anno. E poi una cascata, non di diamanti come nel film sull’“agente 007”, ma di oggetti di valore ben più attraenti, perché carichi di una storia che si perde nella notte dei tempi: monete d’argento e di bronzo, migliaia e migliaia, anfore e crateri, ampolle e monili, fibule e sigilli, per non parlare dei beni ecclesiastici, sculture lignee e crocifissi, tabernacoli e pale d’altare, fino ai candelabri, e chi non ricorda quelli di Jean Valjean dei “Miserabili” di Victor Hugo?
Si potrebbe fare cultura e insieme intrattenimento con la “fiction seriale” che è spettacolo per le famiglie. Verrebbe così valorizzata l’attività delle forze dell’ordine non solo nella lotta alla delinquenza comune in cui eccelle il “maresciallo Rocca”, e nella guerra alla mafia rappresentata dalle troppe “piovre”, ma anche nella meritoria azione di contrasto, fondamentale per un paese come il nostro, a tombaroli e trafugatori di opere d’arte, alle contraffazioni e al commercio illegale.
Una vicenda che rimane ancora misteriosa svoltasi nel 2009 potrebbe aggiungere al thrilling del giallo la suspence. Si tratta dell’indagine che ha coinvolto gli svizzeri Burki padre e figlio, il primo divenuto famoso per il restauro, negli anni ’70, del “vaso di Eufronio”, che fu scavato clandestinamente a Cerveteri e venduto al Metropolitan Museum di New York per un milione di dollari; si è potuto recuperare ed è stato esposto a Castel Sant’Angelo nella mostra “Antologie di Meraviglie” dei tesori salvati dall’opera dei Carabinieri della Tutela del Patrimonio Culturale.
Dov’è il mistero? Nel fatto che nell’azione dei Carabinieri ai momenti trionfali dei ritrovamenti in Svizzera di preziosi reperti avvolti in giornali italiani si sono aggiunti momenti deludenti, come le lungaggini giudiziarie e le formalità che hanno fatto prescrivere il reato, nonostante il giudice che ha archiviato il processo abbia disposto che i 500 reperti fossero sequestrati. Essendo rientrati per un certo periodo nelle disponibilità degli imputati, all’atto del sequestro 363 erano spariti, per cui si sono “rimpatriati” solo i 137 presentati alla stampa: sono molti, ma quelli mancanti aprono un capitolo misterioso da vivere ancora nella dimensione di “chi li ha visti”, segnalati come sono a tutti gli ambienti che altrimenti potrebbero accampare la buona fede di un acquisto invece ricettatorio.
A questo punto ci permettiamo di aggiungere una nostra proposta a quella dell’on. Giro, auspicando che almeno il “servizio pubblico” della Rai non faccia orecchie da mercante, per così dire: la proposta è di segnalare, in “chi li ha visti” o in trasmissioni apposite, i reperti trafugati per mettere in guardia e togliere l’alibi della buona fede agli acquirenti, e avere segnalazioni per ritrovarli.
I primi 40 anni del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale
La relazione si chiude in bellezza parlando delle celebrazioni dei primi 40 anni del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale: fiori all’occhiello le mostre di opere d’arte recuperate, tutte denominate “L’Arma per l’Arte”, organizzate in tre capitali dell’arte, e a livello regionale in diverse sedi del Mezzogiorno. A Firenze a Palazzo Pitti “Aspetti del sacro ritrovati”, a Napoli a Palazzo Reale “Archeologia che ritorna”, a Roma a Castel Sant’Angelo “Antologia di meraviglie” con la “Muta di Raffaello” e il “Vaso di Eufronio”. A quest’ultimo abbiamo già accennato, torneremo a parlarne raccontando la visita alla mostra di Castel Sant’Angelo, come seguito della visita alle opere d’arte esposte nella mostra dello scorso anno “Tesori invisibili”. Ma una mostra d’arte si potrebbe fare anche soltanto con i recuperi del 2009: il DVD del Comando ne mostra almeno una cinquantina di gran pregio e fascino straordinario, abbiamo scelto fior da fiore.
Terminata l’esposizione, chiediamo al Comandante se ci sono problemi di coordinamento con i nuclei speciali di Polizia e Guardia di Finanza impegnati nella tutela. Ci colleghiamo al fatto che nell’appena citata mostra del 2009 a Castel Sant’Angelo sui “Tesori invisibili” c’erano i ritrovamenti delle tre Forze dell’ordine, mentre le mostre “Arma nell’Arte” , che celebrano il quarantennale dell’istituzione del loro corpo specializzato, sono riservate ai soli Carabinieri.
Il generale Nistri ci dà una risposta esauriente. Non si verificano dannose interferenze né vi sono esclusive: non esistono suddivisioni preventive a livello territoriale o per tipologia, è il magistrato che di volta in volta assegna i compiti a una oppure a più forze, é questo ad escludere i problemi che potevano trasparire dalla nostra domanda. Inoltre, a livello di competenze, ai Carabinieri sono affidate le funzioni di carattere generale dalla norma del 28 aprile 2006; e anche il fondamentale sistema informativo è gestito da loro e messo a disposizione delle altre forze dell’ordine.
Termina anche la conferenza stampa con le domande e risposte dopo la lunga relazione, ci si intrattiene negli ambienti del Comando: un elegante anfiteatro per le conferenze, un lungo corridoio che sembra una galleria d’arte, in fondo una statua, qua e là reperti. In una sala i 137 reperti rimpatriati dalla Svizzera con un carabiniere di scorta: già scattata, lo avvertiamo nell’aria, la caccia ai 363 reperti mancanti ricordati, e non si limita alle segnalazioni agli ambienti interessati.
Presi dal fascino del tempo diciamo al generale Nistri, nel mentre conversa amabilmente con noi, che ricolleghiamo l’attività dei trafugatori ai furti nelle Piramidi d’Egitto ritenendolo per questo motivo il secondo mestiere più antico del mondo. Ci corregge con il suo tratto cordiale, è un’attività ancora più antica, osserva, e ricorda il furto del Palladio di Ulisse e Diomede nel poema omerico. “Come mestiere, però, è il terzo più antico del mondo”. Scatta la domanda:”E il secondo?” Viene subito anche la risposta: “Lo spionaggio per poter conoscere dove si trovano i tesori da trafugare”.
Dalla cronaca all’orizzonte storico il passo è breve: l’archeologia è un campo dove tutto è intriso di cultura, dall’arte e dalla natura si passa alla storia in un viaggio strabiliante di migliaia, e anche milioni di anni. E’ l’unica macchina del tempo, delle tante ipotizzate, ad essere veramente operante.
Autore: Romano Maria Levante










