Italia, Roma. Recuperati fossili libanesi di 100 milioni di anni


 

I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale l’11 febbraio 2010 hanno consegnato all’ambasciatore del Libano i preziosi fossili, segnalati dalla Direzione generale Beni Archeologici, che erano stati sequestrati a un imprenditore romano, denunciato poichè li deteneva illegittimamente. E’ benemerita l’archeologia quando ci dà notizie come queste, l’opposto di quelle tristi allorché vengono profanate e saccheggiate tombe antiche o trafugati reperti preziosi arrecando danni irreparabili alla cultura e profonde ferita alla civiltà e all’identità di un popolo.

Parliamo di notizie al plurale perché raramente come in questo caso i motivi per festeggiare sono molteplici. Il principale, naturalmente, riguarda i reperti fossili che sono stati recuperati, perché identitari ed unici. Quelli segnalati costituiscono un esemplare completo di “raiforme” (razza); l’operazione ha fatto scoprire, e sequestrare, anche altri due esemplari di pesci ossei.

Si tratta di fossili paleontologici dell’Era Mesozoica, che risalgono al periodo Cretacico, quindi subito dopo il Giurassico, poco meno di 100 milioni di anni fa (tra 93 e 99). Insieme a questi fossili sono stati trovati alcune decine di reperti archeologici romani ed etruschi, anche loro sequestrati.

I motivi di soddisfazione

Non è questo l’unico motivo di soddisfazione, gli altri riguardano i beneficiari dell’operazione e le modalità con cui si è svolta. La restituzione dei fossili è avvenuta all’Ambasciatore del Libano Melhern Misthou perché ne è stata accertata la provenienza da tale paese, dal quale erano stati importati a Roma con provenienza da Byblos in violazione della normativa libanese sulla detenzione ed esportazione di reperti archeologici.

Questa circostanza rende ancora più meritorio il ritrovamento, sequestro e restituzione perché si è dimostrato come la piena collaborazione tra le autorità di paesi amici sia fondamentale nel contrasto a queste attività illegittime che danneggiano la cultura. Da simili successi viene la spinta a rafforzare sempre di più questi rapporti per stringere le maglie nella lotta a una forma di illegalità che opera a livello internazionale.

Ma le constatazioni positive non si fermano qui, ha funzionato anche la collaborazione tra istituzioni: la Direzione Generale dei Beni Archeologici ha fatto la segnalazione, la Sezione archeologica ha accertato che al competente Ufficio Esportazione era stata chiesta da un cittadino italiano la certificazione sull’importazione sospetta di un fossile di razza dal Libano. Lo stesso Ufficio Esportazione, pur rilasciando quanto richiestogli come atto dovuto, si era insospettito e aveva avvertito il Ministero Affari esteri, subito attivatosi nei riguardi del Libano, e il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. A questo punto il cerchio si è stretto sull’imprenditore, è scattata la perquisizione nella sua abitazione di Monte Mario a Roma, e sono stati scoperti i fossili segnalati come irregolari e l’altro materiale prima indicato detenuto in modo illegittimo.

Si è ipotizzato il reato di contrabbando aggravato sulla base della rigida normativa libanese sui beni archeologici, accertata l’autenticità e provenienza, nonché l’alto livello qualitativo del ri reperti fossili. Il tutto in contatto con l’Autorità giudiziaria alla quale l’imprenditore italiano abusivo importatore di beni archeologici è stato deferito e con l’ausilio del prof. Umberto Nicosia dell’Università “La Sapienza” di Roma, Dipartimento di scienza della Terra, che ha svolto gli accertamenti tecnico-scientifici sui beni paleontologici.

I protagonisti dei successi nella tutela

Il principale protagonista merita di essere citato, lo faremo sempre in queste circostanze. “Il bene non fa notizia” si è sempre detto. Vogliamo ribaltare questa convinzione: per noi fa notizia, eccome. Ebbene, è stato il Tenente Colonnello Raffaele Mancino, a fare la solenne restituzione all’Ambasciatore libanese Melhern Misthou, come Comandante del Reparto Operativo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, al quale si deve la brillante operazione.

E’ una delle tante che vengono svolte continuamente nell’azione di Tutela del Patrimonio Culturale in un’attività meritoria e coronata da successi importanti. Ne ha fatto fede la relazione sui consuntivi del 2009 svolta di recente dal Comandante Generale Brizzi e, su un piano veramente spettacolare, le mostre “L’Arma per l’Arte” organizzate a Firenze, Napoli, Roma nel Quarantennale dalla creazione del Corpo dei carabinieri per la Tutela.

Torneremo presto con un ampio resoconto sulla relazione del generale Nistri e su una delle tre mostre celebrative: quella di Roma con una sede d’eccezione, Castel Sant’Angelo presso la galleria panoramica dalla vista mozzafiato, e due protagonisti altrettanto eccezionali, il “Vaso di Eufronio” e “La Muta di Raffaello”.

Diamo appuntamento per questa doverosa celebrazione veramente meritata.

 

Questo articolo ha un commento

  • Claudio Manari scrive:

    Complimenti per la bella notizia. Come esperto in materia
    ( geologo e paleontologo), non posso che essere felice per quanto l’Arma ha messo in atto nel rinvenimento dei preziosi reperti ( e in questo caso mi complimento con i colleghi, in quanto anche io appartenente alle Forze Armate, nello specifico all’Aeronautica Militare ).
    La raccolta e la detenzione di beni archeologici e paleontologici va perseguita ed ogni rinvenimento restituisce alla pubblica fruizione reperti di eccezionale valore storico, scientifico ed artistico. A tale proposito voglio sottolineare il fatto che mi auguro che tali reperti siano effettivamente destinati, una volta restituiti, al pubblico e non finiscano negli scantinati di qualche museo per essere nuovamente abbandonati all’oblio per i prossimi miliono di anni. La mia sottile polemica, non vuole essere una critica negativa agli attuali sistemi di conservazione museale, ma vuole essere uno sprone costruttivo per spingere le istituzioni a trovare soluzioni idonee per esporre tutto il patrimonio che esiste nascosto in casse in oscuri magazzini. Tali materiali talvolta vengono proposti in esposizioni evento per il solo scopo di arricchire qualche fondazione per periodi limitati e poi ritornano nell’oblio. Dico basta a questa policy. Tutti i reperti devono essere mostrati permanentemente ai cittadini e devono essere elementi trainanti per sollevare l’economia stessa delle istituzioni culturali e pubbliche che con i proventi dei biglietti di ingresso di Musei ben forniti e non perennemente mezzi chiusi e semivuoti potrebbero avere a disposizione fondi per ricerche e didattica.
    Grazie per l’attenzione e grazie a chi si prodiga per riportare alla luce quanto fu sottratto.

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