Autore: Martina Calogero

Troia non si trova sulla collina di Hissarlik: questo è quello che afferma lo storico dell’antichità Frank Kolb (professore dell’Università di Tubinga), basandosi sull’attuale stato dei ritrovamenti archeologici. Infatti, nessuno degli insediamenti succedutisi a Hissarlik ha l’aspetto di una città e al massimo si può parlare di una fortificazione che dominava un’ampia zona rurale. Nessun elemento fa pensare a un florido centro commerciale oppure a una civiltà autonoma, come hanno dichiarato numerosi archeologi, gonfiando i risultati degli scavi e degli studi del Projekt Troia che da anni si svolge nel sito di Hissarlik, sulla costa turca, nell’Ellesponto, a meridione dello Stretto dei Dardanelli.

Il professor Kolb cerca da circa vent’anni di smontare il doppio mito di Troia: quello dell’affidabilità storica dei poemi di Omero e quello archeologico, incominciato con il disseppellimento del cosiddetto “tesoro di Priamo” da parte di Heinrich Schliemann e la successiva dichiarazione della scoperta dell’antica Ilio. Lo storico tedesco ha deciso di riversare anni di studi in un volume che prossimamente sarà pubblicato da Schoenigh) e che già dal titolo promette una guerra culturale: Troia, scena di un giallo. Politica, miti, storia e pseudo-scoperte. Kolb si presenta come l’anti-Schliemann e torna indietro al 1872, anno in cui l’archeologo dilettante, attraverso le indicazioni dei testi omerici e quelle pratiche di Frank Calvert, incominciò a scavare i nove strati.

Lo pseudo-archeologo credeva che uno degli strati più antichi, quello nominato Troia II e corrispondente a un periodo compreso tra 2550 e 2250 avanti Cristo, in cui venne scoperto il noto tesoro, corrispondesse alla città omerica. A Schliemann successe l’archeologo professionista Wilhelm Doerpfeld, direttore degli scavi a Hissarlik fino all’anno della sua morte, avvenuta nel 2005, che spostò la Troia di Omero quasi un millennio più avanti, epoca in cui gli storici della Grecia classica collocano la guerra di Troia, individuandola nei resti dell’inizio del dodicesimo secolo, che mostrano segni di un assedio.

Kolb, però, separa la storia dal mito e spiega che sono state organizzate numerose mistificazioni per conseguire finanziamenti economici. Per esempio, un fossato che probabilmente serviva per drenare le acque è stato presentato come un’opera di difesa, ma non sono mai state individuate testimonianze di vere fortificazioni; mentre la copertura di una fognatura è stata trasformata in un muro di cinta. Per di più, fuori dalla cittadella sono state scavate soltanto una decina di case: dove abitavano le novemila persone ipotizzate da Korfmann? Inoltre, il fatto che la mitica Troia del 1190 avanti Cristo sia stata distrutta dai nemici è soltanto un’ipotesi perché non esiste alcuna prova dell’attacco da parte di una federazione di micenei.

Sebbene Hissarlik rimanga un luogo di misteri, le critiche di Kolb sono state accolte da numerosi archeologi, anche all’interno del Projekt Troia. Lo strato più antico, corrispondente a 4500 anni fa, mostra mura con enormi porte, un imponente megaron e il “tesoro di Priamo”. Ma Kolb spiega che Troia II costituiva un insediamento di piccole dimensione, ricco grazie alla presenza di miniere d’oro, ma senza importanza strategica o militare poiché le imbarcazioni di quell’epoca non si spingevano fino al Mar Nero.

Chi erano gli abitanti di Hissarlik? Resta sconosciuta l’origine etnica degli abitanti di Hissarlik: la loro cultura mescola elementi anatolici e nord-egei. Ultimamente, la Ilio greca è stata accostata alla Wilusa citata nella documentazione diplomatica ittita, città vassalla e alleata dell’impero di Hattusa. Ma questa identificazione è stata respinta dagli studi più recenti che collocano Wilusa più a sud.

Da dove proviene il mito? Kolb pensa che a leggenda nacque nel decimo secolo dalla nobilitazione della colonizzazione dei popoli eolici che migrarono nell’Ellesponto e che rimasero impressionati dalle vestigia della cittadella e vi spostarono una memoria storica più antica. Altri ricercatori, invece, rintracciano le origini del mito sul delta del fiume Nilo, dove un esercito delle popolazioni del mare, come gli Ekwes (nome con cui gli Egiziani indicavano gli Achei) combatté contro l’armata di Ramses III.

Le ultime ricerche retrodatano le prime relazioni commercial fra le coste del Mediterraneo e quelle del Mar Nero al III millennio a.C.: in questo caso, Troia si sarebbe trovata sulla via dello stagno, che assieme al rame serviva per la lega di bronzo, e avrebbe rappresentato un importante centro di commerci.

Se questo articolo ti sembra interessante, condividilo!
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Technorati
  • Twitter
  • Live
  • MySpace