Italia, Cosenza – Resta il mistero sulla grotta del tesoro di Alarico


 

Da diversi anni Francesco e Natale Bosco, fratelli con una passione per l’archeologia, cercano di svelare il mistero della grotta che, sita vicino a Cosenza, nasconderebbe il tesoro di Alarico. I due fratelli, convinti che la deviazione del Busento non sarebbe passata inosservata neanche nel 410 dopo Cristo, hanno scoperto un sito non molto distante da quello presso cui sono state effettuate le indagini. 

La caratteristica della confluenza dei fiumi c’è, però si tratta del Canalicchio e del Caronte. Il sito è quello ideale visto che si tratta di una valle deserta che in antichità si trovava nella medesima direzione di un collegamento col mare. Inoltre, Natale e Francesco Bosco hanno scoperto una grossa croce incisa nella roccia in una località il cui nome, Rigardi, ha origini gotiche e significa “osservare rispettosamente”. Sull’altro fianco della vallata, dentro a due spelonche naturali a strapiombo nella roccia, i due appassionati hanno individuato un rozzo altare di probabile fattura gotica. Però il fatto che ha convinto i due fratelli della scoperta della tomba di Alarico è che l’altare si trova su uno strato di sabbia di fiume totalmente innaturale dentro a una spelonca calcarea di origine vulcanica. Stessa situazione nella grotta più piccola, nella quale si cammina su sabbia riportata.

Da anni, i fratelli Bosco tentano tutte le vie possibili e legali per procurarsi il permesso di scavare ma non gli è mai stato accordato. Adesso il pericolo è che gli scavi vengano condotti da avidi tombaroli alla ricerca delle venticinque tonnellate d’oro e le centocinquanta d’argento che si narra siano sepolte assieme ad Alarico. Per questo motivo, Natale e Francesco Bosco stanno sollecitando il Ministero dei Beni Culturali affinché intervenga velocemente per verificare se Alarico è veramente seppellito in quelle grotte.

 

Questo articolo ha un commento

  • Flaviana scrive:

    Da sempre sono affascinata dalla storia di Cosenza e della Calabria. Vorrei solo che fosse più conosciuta dai calabresi innanzitutto e anche dagli altri. La mia bellissima terra ha conosciuto civiltà antiche quando nel resto dell’Italia la civiltà ancora non esisteva. Adesso manca anche il senso d’orgoglio e la fierezza dell’appartenenza che dovrebbe indurre politici ed amministrazioni a fare di tutto perchè le tracce di un passato tanto glorioso ritornino a luce. Spero tanto che i sig.ri Bosco possano al più presto iniziare le ricerche. Non si potrebbero utilizzare i famosi fondi europei per un progetto di ricerche in questo ambito? C’è un’altra intera Calabria che può rivedere il sole e sarebbe anche un aiuto per un turismo colto, penso. Auguri Flaviana

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