Autore: Enrico Cirelli

Le prime indagini archeologiche nel castello di Rontana sono state avviate nell’autunno 2007.  In quell’occasione l’indagine si era svolta prevalentemente all’interno dell’area sommitale (settore 1000 – Fig.1) per poter identificare le più antiche fasi di occupazione dell’insediamento (Lo scavo è diretto da Andrea Augenti e da Enrico Cirelli del Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna, sede di Ravenna. Fanno parte del team Cecilia Malaguti, Massimo Sericola, Debora Ferreri e Massimiliano Montanari.). Le testimonianze scritte attestano l’esistenza del castrum a partire almeno dal 960, insieme alla pieve di Santa Maria, preesistente (891) e forse spostata nel corso del X secolo all’interno del sito fortificato.

All’interno dell’area sommitale sono state riportate alla luce alcune strutture della Rocca tardo medievale e rinascimentale, sepolte dagli strati di crollo e abbandono di fine XVI secolo. Le indagini condotte all’interno di altri insediamenti coevi, nella vicina Toscana, e il rinvenimento di molte ceramiche di natura residuale, identificati all’interno della stratificazione cinquecentesca dell’area sommitale, indicavano la possibilità di riconoscere le prime fasi di vita dell’insediamento proprio all’interno di questo settore di scavo. Nel saggio 1000 sono stati rinvenuti numerosi frammenti di maioliche arcaiche da associare alle ristrutturazioni della Rocca nel XIII secolo, ma anche ceramiche prive di rivestimento di uso domestico, databili al X e all’XI secolo.

Planimetria generale del sito (2007) con localizzazione dei settori di scavo della campagna del 2008.

Planimetria generale del sito (2007) con localizzazione dei settori di scavo della campagna del 2008.

Sono state inoltre identificate le strutture del cortile della Rocca e alcuni muri perimetrali dell’edificio cinquecentesco. All’interno del cortile si trova, ancora conservato in elevato, l’intero sistema di raccolta delle acque, articolato in due cisterne coperte da volte in mattoni separate da tre pozzi verticali, di forma troncoconica, che raggiungono una profondità di oltre 5 m. Il cortile è inoltre pavimentato da ciottoli e terra battuta.

Questo intervento costruttivo è interamente da riferire alla Rocca tardo medievale e rinascimentale.

Gli ambienti interni della rocca sono stati abbandonati gradualmente a partire dall’ultimo decennio del XVI secolo. Il deposito che ha coperto tali strutture consisteva in ca 2 m di stratificazione. Al di sotto sono stati individuati cumuli di ossa umane, nella maggior parte dei casi individui parzialmente in connessione, o completamente disconnessi, adagiati sul pavimento degli ambienti della Rocca cinquecentesca. Una interpretazione preliminare di questo evento, databile all’ultimo decennio del XVI secolo sulla base delle associazioni ceramiche, è l’episodio di rappresaglia condotto da parte delle truppe pontificie verso gli abitanti del castello nel 1591, ampiamente descritto in cronache contemporanee.
La stratificazione posta al di sotto di questa fase di vita dell’edificio non è stata ancora scavata e rappresenta uno degli obiettivi primari delle prossime campagne di scavo.

Un settore delle stesse dimensioni (mq 80 – settore 2000; Fig.1) è stato aperto invece all’interno del quartiere occidentale della fortificazione, alla base della Rocca. In quest’area era stato riportato alla luce un lungo muro in blocchi di gesso e malta che attraversa il pianoro posto a nord dell’area sommitale. Il muro, spesso circa 1.20 m., divide l’insediamento a metà, costituendo una imponente ridotta difensiva, antistante l’altura fortificata e diretto fino al vertice opposto del castello, dove, secondo la planimetria schematica riportata da G. Cavina nel volume sugli ‘Antichi fortilizi di Romagna’, si troverebbe un torrione circolare.

Tali strutture sono databili alla seconda metà del XIII secolo, come dimostrano gli esemplari di maiolica arcaica associati, anche se tali indicazioni vanno ancora confermate.  Gli scavi della campagna 2008, hanno consentito l’identificazione di due contrafforti in muratura, realizzati contemporaneamente alla struttura principale. Il lato ovest del pianoro è risultato inoltre fortificato da un muro in blocchi dello stesso spessore, munito di contrafforti della stessa imponenza, rivolti verso l’interno del castello. L’edificio occupava l’intero settore occidentale dell’insediamento e svolgeva probabilmente funzioni difensive, anche se lo spesso deposito che copriva i piani d’uso ha impegnato l’intera durata della campagna di scavo. Solo le indagini del prossimo anno permetteranno di comprendere in pieno le funzioni dell’edificio e di rinvenire le pavimentazioni ed eventualmente le prime stratificazioni che si sono sedimentate nell’area.

il sistema di raccolta dell’acqua all’interno del cortile, nell’area sommitale della Rocca

il sistema di raccolta dell’acqua all’interno del cortile, nell’area sommitale della Rocca

Un ultimo settore (settore 3000; mq 40), è stato aperto nel quartiere orientale dell’insediamento, nei pressi del limite del pianoro, dove è stata ipotizzata l’esistenza di parte del tracciato delle mura di cinta del castello. Lo scavo, unitamente alla pulizia di una vasta superficie delle mura in blocchi di gesso visibili sul limite del pianoro su cui si è sviluppato il castrum, ha permesso l’identificazione di alcune abitazioni tardo-medievali e di una più antica fortificazione in legno, di cui sono state rinvenute tracce negative tagliate nel banco roccioso. Ad esse sono associati alcuni strati all’interno dei quali si trovano frammenti di ceramica di X secolo, periodo a cui risale la prima attestazione scritta dell’insediamento fortificato.

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