Domenica 20 dicembre 2009, alle ore 16, è stata inaugurata nei locali, restaurati e riadattati, del principale palazzo superstite della Badia Benedettina di Santa Maria di Banzi, la mostra d’arte sacra I tesori dell’Abbazia, che sarà visitabile fino a mercoledì 20 gennaio 2009. L’esposizione è stata organizzata dall’Amministrazione Comunale di Banzi con il supporto dell’Associazione Pro loco “Amici di Ursone”, dell’Arcidiocesi di Acerenza, di Groupama Assicurazioni – Agenzia di Potenza e della parrocchia di Santa Maria di Banzi.
La Badia Benedettina di Santa Maria di Banzi, una volta conosciuta come Santa Maria de Vanzo era formata da un complesso di strutture edificate su una fortezza longobarda preesistente che si trovava nella zona centrale dell’antico sito preromano di Bantia. Questo edificio, citato nei documenti del tempo come il Palazzo Grande e per mezzo del quale si poteva entrare nella Badia, preserva ancora, su un artistico portone d’ingresso con arco a sesto acuto, l’emblema di famiglia di un principe e poco sopra lo stemma dei monaci benedettini, formato da una B inserita sulla croce. L’edificio è formato da due piani, oltre il pianoterra, ai quali l’accesso è consentito da una scala situata sulla sua facciata, orientata sul corso principale del paese.
Al primo livello del palazzo è esposta la sezione fotografica con le tele ad olio della chiesa parrocchiale: venti pannelli di 70×100 con descrizione dettagliata delle opere. Va segnalata, particolarmente, la riproduzione dell’Icona della Vergine, risalente al dodicesimo secolo, e della Resurrezione del Cristo di Teodoro D’Errico, risalente al sedicesimo secolo. Sul medesimo piano si possono anche visitare tre locali che mostrano e testimoniano la storia di Banzi in epoca medievale e romana. All’interno di uno di questi ambienti è rappresentato, tramite un plastico, la composizione di un templum auguraculum in terris di epoca repubblicana, monumento archeologico attualmente conservato nel Museo Archeologico di Venosa. Negli altri due ambienti sono ricostruiti, sempre per mezzo di un plastico, la Badia Santa Maria con la Chiesa che si ergeva accanto e il giardino circostante, come doveva apparire tra il XVI e il XVII secolo, e uno scriptorium monastico medievale con tre monaci benedettini che curano e realizzano alcun codici miniati. Infine, un’accurata visita alla vicina chiesa badiale che venne consacrata nel 1089 da Papa Urbano II consente la visione reale delle opere riprodotte.
Il secondo piano, invece, ospita la sezione dedicata ai tesori dell’Abbazia. Nell’atrio trovano posto i paramenti sacri: piviali, dalmatiche e pianete appartenenti agli abati commendatari dell’Abbazia, quali Vincenzo Petra, Carlo Barberini, Enrico Enriquez. Tutti i reperti esposti al secondo livello dell’edificio provengono dalla chiesa badiale: patene, navicelle, calici, turiboli, croci, ostensori e altri oggetti di uso quotidiano, prodotti in argento tra il XVII e il XVIII secolo, con stemmi cardinalizi e punzoni, oltre una ricca selezione di reliquari. In particolare va menzionato il Cofanetto che contiene le ossa e un’ampolla del sangue della Santa Vergine e Martire Castoressa. La collezione è completata dalla statua di legno della Madonna di Francavilla, risalente al XIII secolo, e il bellissimo trittico di Andrea Sabatini da Salerno che raffigura San Giovanni Battista, San Pietro e la Madonna con Bambino, risalente al XVI secolo.
Infine, la sezione fotografica espone in sei pannelli verticali e quattro cornici, siti in due ambienti espositivi e nel corridoio del secondo piano, alcune fotografie di bellezze poco visibili presenti all’interno e sulla facciata della chiesa badiale.
Autore: Martina Calogero - pubblicato in data 22 dicembre 2009 - Email info@archart.it
