Italia, Bologna – Al Museo Archeologico la presentazione del volume “I predatori dell’arte perduta”


 

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Il Museo Civico Archeologico di Bologna ospiterà giovedì 12 novembre alle ore 17.15 la presentazione del libro di Fabio Isman intitolato I predatori dell’arte perduta. Il saccheggio dell’archeologia italiana. All’evento interverranno Stefano De Caro (Direttore Generale per le antichità del Ministero per i beni e le attività culturali), Paolo Giorgio Ferri (Sostituto procuratore della Repubblica Roma) e il Generale Giovanni Nistri (Comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale Roma), oltre all’autore stesso.

In Italia sono dieci mila le persone coinvolte nel marcato clandestino di antichità tra i tombaroli, i mediatori e i grandi mercanti; un milione sono i reperti depredati e ricettati; migliaia le aree archeologiche violate e devastate sistematicamente; dozzine i musei americani ed europei coinvolti; un numero imprecisato i misteriosi collezionisti privati del mondo.

Fabio Isman, inviato speciale del quotidiano “Il Messaggero” e responsabile per diversi anni della rublica “La pagina nera” su “Art e Dossier”, si interessa di beni culturali dal 1980. Il suo libro mostra quella che lui definisce la Grande Razzia, ovvero trant’anni di depredazione sistematica del patrimonio archeologico italiano, perpetrata nonostante l’instancabile lavoro del nucleo Carabinieri che si occupa del recupero dei manufatti e dei magistrati che sono costretti a operare in un quadro legislativo assolutamente non confortante.

Isman ricostruisce per la prima volta, attraverso documenti giudiziari e interviste, la massima rovina della cultura e dell’arte che abbia colpito uno Stato occidentale negli ultimi anni.

I reperti depredati sono più di quelli recuperati: in quarant’anni i militari del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale hanno ritrovato ottocento mila oggetti, comprese le monete, in un rapporto di quaranta a uno. E molto probabilmente nessuno pagherà per questo.

Gli oggetti antichi rendono ai predatori molto più della droga: i guadagni sono altissimi poiché un reperto ben piazzato può moltiplicare per cento il suo valore. E lo spaccio archeologico è meno rischioso e più discreto: il criminale si fa al massimo un breve giretto del carcere e i tempi per una condanna sono lunghissimi.

Per maggiori informazioni http://www.archeobologna.beniculturali.it/mostre/bo_isman.htm.

 

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