Giovedì 17 settembre 2009, alle ore 10, presso la sede bolognese della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna, si è tenuta la presentazione di un balsamario proto corinzio molto pregiato ritrovato dai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale nel corso di un sequestro di reperti archeologici provenienti da scavi abusivi effettuato in territorio riminese nel 2008.
Il prezioso reperto si presenta in ottimo stato di conservazione ed esprime la più raffinata produzione ceramica proto-corinzia del settimo secolo avanti Cristo. L’antica datazione, l’originalità dell’iconografia, l’altissimo livello stilistico, la raffinatezza di esecuzione, il luogo d’origine e l’ottimo stato di conservazione fanno di questo balsamario un reperto unico e raro.
Fortunatamente, né il tombarolo, né i contrabbandieri e tanto meno l’acquirente si sono accorti di possedere un reperto rarissimo per la sua ottima fattura e soprattutto per la tipologia unica della testa di donna che forma il collo e che rappresenta una novità nei confronti degli altri esemplari studiati. Inoltre, come spiega l’archeologa Maria Grazia Maioli (Soprintendenza dell’Emilia Romagna) vi sono alcuni particolari della decorazione centrale – come l’atteggiamento dei combattenti, la raffigurazione del cane e degli anziani in qualità di spettatori, tra cui una personalità elevata socialmente e rappresentata seduta con in mano un oggetto simile a uno scettro – che fanno immaginare una battaglia epica o mitologica piuttosto che un generico scontro, il che è abbastanza inusuale.
Molto presto il pregiato reperto sarà esposto presso il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara con un secondo oggetto archeologico da poco restituito al Ministero per i Beni e le Attività Culturali dal Nucleo TPC: un elmo illirico in bronzo, risalente a un periodo compreso tra il settimo e il sesto secolo avanti Cristo e consegnato alla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna in seguito a un’indicazione dei Carabinieri. Sul reperto, acquistato regolarmente da un antiquario di Modena presso una casa d’aste monaghesca, è stato esercitato nel giugno 2008 il diritto di prelazione con la successiva acquisizione da parte del patrimonio dello Stato italiano.
I due reperti osservati affiancati fanno quasi impressione poiché l’elmo è praticamente identico a quelli riprodotti nella fascia centrale del balsamario, tranne che per la presenza del cimiero (che probabilmente in passato aveva). Benché i due manufatti condividano la datazione, l’elmo illirico è piuttosto diffuso sia nell’area di produzione (Albania e Montenegro) sia in Grecia e sulla costa adriatica orientale; invece, l’unguentario, relativo alla prima produzione della città di Corinto, importata in Italia fino dall’ottavo secolo avanti Cristo, è rarissimo.
Benché pezzi simili siano esposti al Louvre e nei musei italiani, turchi e ciprioti, questo reperto manifesta la sua rarità con due caratteristiche pressoché uniche: la fattura della piccola testa che decora il collo, con una pettinatura estremamente elaborata costituita da elementi plastici stampati a parte e in seguito applicati per creare trecce, boccoli e chignon, che ricorda quelle a klaft di tipo egizio, tipiche dell’epoca arcaica, e la complessità dell’episodio epico raffigurato e reso con dettagli straordinari, tenendo conto soprattutto delle ridotte dimensioni del manufatto (soltanto nove centimetri).
Autore: Martina Calogero - pubblicato in data 19 settembre 2009 - Email info@archart.it


