Italia, Peltuinum – Piccola storia delle ricerche archeologiche


 

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Le indagini sulla città romana sono iniziate nel 1983 nel pianoro su cui affioravano alcune rovine. Una prima serie di campagne di scavo (Cattedra di Topografia dell’Italia antica dell’Università “La Sapienza” di Roma, Soprintendenza Archeologica d’Abruzzo, Comunità Montana ed Enti locali) ha interessato il tempio forense e parte del teatro; varie strutture abitative vennero scavate e ricoperte, considerando il notevole impegno finanziario indispensabile per il restauro e la conservazione in vista.

 

Tra il 1986 e il 1996 la seconda serie di campagne di scavo, condotta dalla Soprintendenza Archeologica (Adele Campanelli), si è conclusa con lavori di consolidamento e valorizzazione delle strutture emerse, rendendo leggibili un tratto delle mura occidentali con la porta a doppio fornice, il tempio con porticus a tre bracci e parte del teatro edificato sulla terrazza naturale a quota inferiore, oltre un apprestamento fortificato di età medievale.

Le ricerche sono state poi riprese nel 2000 da Paolo Sommella nell’ambito di un progetto europeo chiuso nel 2001. Da allora, sempre nell’ambito degli accordi con la Soprintendenza Archeologica, le annuali campagne di scavo didattico e la ricerca sulla città sono condotte da Luisa Migliorati.

Le varie fasi delle ricerche sulla città antica e sul suo territorio sono state pubblicate in diverse sedi, anche di carattere internazionale. Degli studi di carattere topografico-urbanistico non si può non ricordare tra i primi: A. La Regina, Peltuinum, in Quaderni dell’Istituto di Topografia Antica I, 1964, pp. 69 – 73; nei tempi più recenti: A. Campanelli (ed.), Peltuinum. Antica città sul tratturo, Pescara 1996; P. Sommella, Il culto di Apollo a Peltuinum città dei Vestini, in AA. VV., Mélanges Raymond Chevallier, 2, 2, Tours 1995, pp. 279 – 291; G. Azzena, Gli scavi di Peltuinum tra tradizioni e innovazioni tecnologiche, in Arqueología viva de les ciutats de l’Antiguitat, I Simposi: patrimoni i turisme cultural, Lleida, 4-6 d’octubre 2001, Lerida 2004, pp.105- 112 e L. Migliorati, Gli edifici pubblici peltuinati, ibidem, pp.113-122; L. Migliorati Teatro e città, in Il teatro romano di Terracina ed il teatro romano nell’antichità, Atti Congr. Terracina 6 marzo 2004, Roma 2007, pp. 555 – 573; L. Migliorati, Il teatro tra memoria e trasformazione. L’evidenza archeologica nei contesti urbani e rurali, in Conservazione programmata e fruizione sostenibile delle strutture teatrali antiche, Atti II Congr. Int. di Studi “La Materia e i segni della Storia”, Siracusa, 13-17 ottobre 2004, Palermo 2007 (I Quaderni di Palazzo Montalbo 9), pp.234-243, all’interno del saggio si trova una prima scheda tecnica dell’edificio di D. Nepi, in attesa del completamento dello studio e della pubblicazione tematica.

Programmi per il futuro
Se l’indagine archeologica, come spero, continuerà, insieme ad una ricostruzione sempre più precisa delle fasi di costruzione, funzionamento e abbandono del teatro, si dovrà affrontare il problema del consolidamento delle strutture venute in luce. Infatti la particolare tecnica edilizia utilizzata (opera reticolata) presenta due problemi: 1) La facilità della messa in opera, che era stata all’origine dell’adozione di questa tecnica permettendo una rapidità da “catena di montaggio”, è oggi causa di una facile disgregazione poiché i blocchetti si smontano come tessere di mosaico se mancanti del legante interno e di una “copertina” per bloccare l’infiltrazione delle acque all’interno del nucleo strutturale. 2) La particolare morfologia del suolo (differenti livelli del terreno sfruttati per l’urbanizzazione) ha obbligato a costruire muri di sostruzione delle terrazze urbane con aggancio delle strutture al retrostante terreno argilloso: è dunque necessario coprire la fascia di giunzione tra la formazione naturale e l’opera dell’uomo per evitare anche in questo caso infiltrazioni idriche e conseguente crollo dei muri.

E’ dunque indispensabile un’azione di restauro e consolidamento delle strutture venute in luce, dopo una fase preparatoria di accurata pulizia. E contro l’impatto ambientale è d’obbligo l’utilizzo di materiali naturali e locali completamente reversibili: malta argillosa per gli interstizi dell’opera reticolata, reimpiego del calcare originario nei nuclei interni in via di cedimento e blocchetti originali per il ripristino delle cortine a faccia vista nei settori di degrado evidentemente recente.

 

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