Le migliaia di anfore riportate alla luce dal fondale marino prospiciente al molo di Cala Reale (Isola dell’Asinara) verranno documentate, recuperate e sistemate grazie al progetto “Operazione Reale”, nato dalla collaborazione tra la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Sardegna e il Parco Nazionale dell’Asinara e realizzato grazie ai fondi del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
L’imbarcazione, che trasportava un carico di anfore contenenti salsa di pesce (che i Romani chiamavano “garum”) dalla Lusitania (oggi, Portogallo) affondò, fra il quarto e il quinto secolo d.C., per via degli scogli e delle secche che si trovano all’entrata della Cala
Il sito archeologico era già conosciuto negli anni Novanta del XX secolo ed era stato indagato in quattro campagne di scavo subacqueo susseguenti (l’ultima avvenuta nell’estate del 2002). Dopodiché si decise di lasciare la maggior parte dei reperti sul fondale marino per preservare integralmente le loro caratteristiche.
Nel corso degli anni, i funzionari della Soprintendenza sarda, che si occupano della salvaguardia dell’area, hanno riscontrato che il traghetto che fa spola tra Porto Torres e Asinara provocava lo spostamento dei rivestimenti collocati a tutela delle anfore e il parziale deterioramento dell’area archeologica, anche per via della bassa profondità – sei metri dalla superficie del mare – alla quale si trovano i reperti.
A questo punto, la sola soluzione praticabile per garantire il collegamento con l’Isola dell’Asinara e preservare al meglio i reperti archeologici è quella di trasferire il sito archeologico in un’area della Cala distante dalle manovre dei traghetti.
Benché il progetto verrà portato a termine nel mese di settembre 2009, sono già stati spostati numerosi frammenti, fondi e orli delle anfore in questione. Il programma è innovativo e sperimentale e può essere realizzato per via dell’interessamento del Ministero per i Beni e le attività Culturali e per la presenza dell’Area Marina Protetta. Inoltre, un percorso di visita subacquea, che verrà attrezzato anche per i visitatori diversamente abili, è già stato progettato dall’Ente Parco.
Il progetto vede il coinvolgimento di diverse professionalità, sia da parte della Soprintendenza per i Beni Archeologici che per il Parco Nazionale. Per la prima a progettare e dirigere i lavori sarà la dottoressa Gabriella Gasperetti, ad occuparsi della sicurezza per la progettazione sarà il geometra Giuseppe Grafitti e per l’esecuzione il geometra Costantino Cubeddu; collaboreranno al progetto anche gli assistenti tecnici Antonio Serra, Antonino Secchi, Antonio Chessa, l’operatore Antonio Fiori e il fotografo Giuseppe Rassu. Invece, per il secondo ente partecipano il dottor Carlo Forteleone (direttore), il dottor Silvio Vetrano (commissario straordinario), l’ingegner Pietro Paolo Congiatu (responsabile del procedimento). Infine, il dottor Luca Angius si occuperà della documentazione scientifica, mentre il signor Costantino Scotto della sicurezza delle immersioni; la Ditta napoletana Lucci Salvatore, qualificata negli scavi archeologici, si eseguirà i lavori.
Autore: Martina Calogero
