Martedì 18 agosto 2009 una squadra di ricerca multidisciplinare, formata da tecnici e ricercatoti dell’Università di Bologna, della Soprintendenza del Mare e dell’Università napoletana Suor Orsola Benincasa è volata in Giappone per attuare un progetto di cooperazione Italia-Giappone che vedrà gli studiosi impegnati nello svolgimento di ricognizioni del fondale marino prospiciente all’isola di Ojika in vista di futuri scavi archeologici subacquei. Il ritorno in Italia è previsto per giovedì 3 settembre 2009.
Le scoperte effettuate sinora – come ceppi d’ancora, ceramiche, eccetera – sono state fatte risalire al quattordicesimo secolo e sono d’origine cinese. Questo le collegherebbe a quelle riesumate dai fondali dell’isola di Takashima e quindi presumibilmente appartenenti alla flotta di Kubilai Khan, devastata da un tifone nel 1281 mentre tentava di invadere l’arcipelago. Questo contatto avalla l’ipotesi che l’armata navale si sia inabissata in diversi punti lungo la traiettoria del ciclone e l’arcipelago di Goshima, di cui l’isola di Ojika fa parte, emerge proprio sulla rotta sopraccitata.
L’impiego di nuove tecnologie per le ricerche subacquee consentirebbe di ottenere rapidamente risultati più accurati e per questo motivo si auspica fortemente la presenza di queste nuove strumentazioni. Le ricognizioni verranno effettuate a 24 metri circa di profondità.
L’obiettivo del progetto è la fondazione di un Museo Archeologico Sommerso e di un percorso turistico dotati di tutti i possibili strumenti di gestione predisponibili a questo scopo.
Il presidente dell’Asian Research Institute for Underwater Archaeology, Hayashida Kenzo, ha richiesto esplicitamente la collaborazione degli italiani, nello specifico dell’equipe della Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia, considerando la loro esperienza nell’allestimento di parchi sommersi.
Una volta realizzato, il museo subacqueo di Ojika sarà il primo del suo genere di tutto il Giappone e dell’Asia orientale. Per di più, l’avvenimento storico a cui le testimonianze si riferiscono è importantissimo poiché ha influenzato tutte le vicende dell’Impero mongolo che ha segnato profondamente la storia del mondo euro-asiatico. Inoltre, ha consentito la revisione di un avvenimento fondamentale sino ad ora conosciuto soltanto per mezzo delle fonti scritte.
Gli otto esperti che compongono la prima missione archeologica italiana che compie indagini subacquee in Giappone fanno capo al Museo D’Aumale e alla Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia, all’Università di Bologna, all’Istituto Universitario Orientale e all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli.
Autore: Martina Calogero
