I Musei Capitolini ospiteranno sino a domenica 20 settembre 2009 una mostra dedicata a via dei Fori imperiali che, come afferma il Soprintendente Umberto Broccoli, racconta in sessanta scatti l’urbanistica di quest’area e le vicende legate a via dell’Impero. Il Soprintendente ammette che in passato si è sempre andati contro l’urbanistica del periodo fascista perché vista come nemica del patrimonio archeologico; invece, sebbene sia successo, non si può asserire che questa sia stata la peculiarità del Fascismo. Infatti, è stato il Governo piemontese a incominciare lo smembramento archeologico di Roma.
Quando nel 1870, l’esercito piemontese entrò a Roma, bombardò le Mura Aureliane e iniziò la piemontesizzazione della città con la costruzione di Piazza Vittorio, di Corso Vittorio e di altre zone. L’archeologo e ingegnere Rodolfo Lanciani, vissuto tra il XIX e il XX secolo, accolse con favore il disgregamento del patrimonio archeologico romano e si mise alla ricerca di reperti lungo Viale Parioli. Questo ha portato alla creazione di casse di reperti abbandonati nei depositi di cui tutt’oggi non sappiamo niente.
Claudio Parisi della Soprintendenza romana definisce questo vastissimo patrimonio archeologico come una grande eredità: conservato nell’Antiquarium del Celio fino alla sua chiusura nel 1939 e poi ospitato dal Museo della Civiltà di Roma, raccoglie, chiusi in cinquecento casse, tutti i reperti che non erano stati esposti presso i Musei Capitolini.
Delle cinquecento casse, solo cento sono state scoperchiate e dieci mila sono i reperti catalogati. L’esposizione su via dell’Impero mostra un centinaio di questi reperti, ma gli altri verranno trasferiti al Museo che sorgerà in via dei Cerchi, dove verranno esposti ciclicamente.
Autore: Martina Calogero - pubblicato in data 31 luglio 2009 - Email info@archart.it
