Il 9 luglio 2009 è stata inaugurata la nuova campagna di scavi che proseguirà fino all’8 agosto 2009 nell’ambito del progetto di indagine sull’archeologia preromana che da alcuni anni interessa il sito di Trebbio (Sansepolcro) nell’alta Valtiberina toscana, è diretto da Adriana Moroni (professoressa presso l’Unità di Ricerca di Ecologia Preistorica afferente al Dipartimento di Scienze ambientali G. Sarfatti dell’Università di Siena) in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana e con il Centro Studi sul Quaternario onlus di Sansepolcro – che opera in convenzione scientifica con l’Università senese e supporta economicamente il progetto – e include nel proprio consiglio direttivo delegati del Comune di San Sepolcro, concessionario dell’area di scavo, rappresentanti del Dipartimento di Scienze ambientali G. Sarfatti afferente all’Università di Siena e incaricati del Gruppo Ricerche Archeologiche San Sepolcro.
I lavori che interessano l’Alta Valtiberina da quasi trent’anni, svolti dall’Università di Siena e dal Gruppo Ricerche Archeologiche San Sepolcro, ai quali in seguito si è aggiunto il Centro Studi sul Quaternario onlus di Sansepolcro, sono riusciti a portare in luce e scavare numerosi siti archeologici che coprono un arco di tempo compreso tra 130 mila anni fa (Paleolitico inferiore) al medioevo. L’elenco delle pubblicazioni relative a queste scoperte si può consultare su http://www.cesq.it/pubblicazioni.htm.
Le ricerche sul sito di Trebbio sono incominciate nel 1990 ma le campagne di scavo stratigrafico sono partite soltanto nell’estate 2000. Le indagini si occupano della prima età del ferro: epoca compresa tra il IX e il VI secolo avanti Cristo che rappresenta un momento importante nell’evoluzione delle comunità perché corrisponde al periodo in cui in Italia centrale si formarono i primi insediamenti proto-urbani. Nel 2007 è avvenuto l’importante coinvolgimento nelle indagini da parte della professoressa Moroni del professor Marco Pacciarelli (insegnante di Preistoria e Protostoria all’Università Federico II di Napoli), esperto nel campo della formazione delle prime città sul suolo italiano grazie alle numerose problematiche da lui affrontate a questo proposito nel corso degli anni. Al progetto collaborano anche esperti in scienze naturali e geologiche, come il professor Marco Benvenuti (Università di Firenze) che si sta occupando della ricostruzione del lungo processo di costituzione dell’odierno paesaggio attraverso un metodo innovativo.
Le scoperte effettuate a Trebbio hanno una grande importanza scientifica locale e nazionale: un vasto insediamento (20-25 ettari) iniziatosi a formare a partire dall’ottavo secolo avanti Cristo ed esistito fino al sesto secolo avanti Cristo. Inoltre, la riva est del fiume Tevere era importantissima per gli scambi e rappresentava un confine cruciale fra le collettività etrusche che occupavano il territorio occidentale del Tevere e quelle italiche. In base alle caratteristiche culturali dei reperti sino ad ora venuti alla luce, l’insediamento di Trebbio è attribuibile alle comunità italiche e rappresenta uno dei più antichi e più vasti abitati da questi popoli. L’importanza delle attività di scambio e produttive per la comunità di Trebbio sembra testimoniata dall’ubicazione dell’abitato vicino al fiume e dai numerosi reperti relativi alla produzione di ceramica su vasta scala.
[Libero adattamento da un articolo del dr. Marcello d’Andrea, Presidente Centro Studi sul Quaternario onlus, CeSQ onlus, www.cesq.it info@cesq.it]
Autore: Martina Calogero - pubblicato in data 22 luglio 2009 - Email info@archart.it
