Per poco non venivano messi all’asta sul popolare sito e-bay 573 reperti di interesse archeologico rubati da alcuni scavi illegali. Fortunatamente, i militari appartenenti al Comando della provincia di Palermo, in collaborazione a quelli rispondenti al Nucleo tutela patrimonio culturale della Sicilia sono riusciti a intercettarli nel corso di una perquisizione presso un’abitazione palermitana. Questi reperti sono di fattura siciliana e corrispondono a periodi diversi.
L’inchiesta è partita dal controllo sistematico dei siti web che, per via della complessità di internet, oramai hanno la possibilità di vendere in tutto il mondo reperti archeologici che, solitamente, provengono da scavi clandestini condotti anche grazie all’aiuto del metal detector.
Tra gli oggetti archeologici sequestrati dai carabinieri, la parte più grossa (549 dei 573) è costituita da antiche monete bronzee, collegabili alle zecche greche, bizantine, siceliote, arabe e romane. Tra la refurtiva erano anche annoverati manufatti in bronzo, come anelli, fibule, punte di frecce e alcuni frammenti di terracotta risalenti all’epoca greca e romana.
Il colpevole è un cittadino di Palermo di 53 anni, incensurato: è stato accusato di appropriamento indebito di manufatti archeologici di proprietà dello Stato e di acquisto di oggetti di provenienza sospetta, poiché il legittimo possesso dei reperti archeologici che stava per vendere tramite e-bay non è stato dimostrato.
Il materiale confiscato verrà consegnato alla Soprintendenza, mentre gli archeologi rispondenti a questo ente sono riusciti già a preparare una schedatura tecnica, identificando l’autenticità di tutti i reperti.
Sia i carabinieri che gli archeologi hanno spiegato che il danno peggiore, inferto ai beni archeologici non è il furto con il conseguente scavo illegale, ma la decontestualizzazione dei singoli reperti, insieme alla devastazione di intere aree archeologiche e della loro geologia stratigrafica.
Il sito internet e-bay ha dato la sua piena collaborazione ai carabinieri nell’esecuzione dei controlli che hanno permesso di identificare il venditore. I militari dell’Arma proseguiranno a controllare sistematicamente tutti i siti web che vendono manufatti collegabili ai beni culturali della Sicilia per garantirne la legittimità e per frenare i crimini ricollegabili alla continua depredazione dei siti archeologici dell’isola.
Autore: Martina Calogero - pubblicato in data 16 gennaio 2009 - Email info@archart.it
