
Un convegno al Dipartimento di Archeologia per presentare la nuova spedizione archeologica, che coinvolge Università di Bologna, Università di Istanbul e Università di Gazientep, nell’antico sito di una delle più famose capitali del Vicino Oriente, nella regione di Gazientep. Dopo una pausa quasi secolare, sono ripartite l’anno scorso le indagini presso il sito archeologico di Karkemish, nella Turchia sud-orientale. A condurre i lavori è un’equipe turco-italiana, diretta dal professor Nicolò Marchetti, afferente al Dipartimento di Archeologia dell’Alma Mater.
Karkemish ha rappresentato una delle più principali città del Vicino Oriente. Le testimonianze cuneiformi ne documentano l’esistenza sin dal 2300 avanti Cristo. È stato uno dei più importanti regni all’epoca di Hammurabi di Babilonia, poi, sotto il dominio ittita, ha ospitato la sede del viceré e nel corso dell’età del Ferro è diventato un centro di eccezionale monumentalità artistica, distrutto dagli assiri nel 717 a.C., ma risorto e tornato a fiorire come città della provincia romana.
Il sito di Karkemish ospita rovine imponenti: una grande area che si estende per novanta ettari, circondata da mura che arrivano fino a venti metri. All’inizio del Novecento, l’area è stato oggetto di famose campagne di scavo, sostenute da British Museum, cui presero parte C.L. Woolley e T.E. Lawrence. Quando la Turchia diventò indipendente e con la costruzione in di una base aerea in quell’area gli scavi vennero interrotti, ripartendo l’autunno scorso, patrocinati dall’Alma Mater di Bologna.
Autore: Martina Calogero
