Perù. Gravi rischi per il sito archeologico di Nazca


 

rischi per il sito archeologico di Nazca

Strategie politiche e degrado urbano minacciano di far sparire per sempre le linee di Nazca, i famosi disegni giganti tracciati tra il 300 avanti Cristo e il 500 dopo Cristo nel sud del Perù dalle antiche civiltà e formati originariamente da oltre tredici mila linee. Tuttora gli archeologi cercano di venire a capo del mistero costituito da queste antichissime testimonianze della devozione per gli antenati e sulla loro valenza mistica, simbolica e astronomica. Conservatesi per millenni, negli ultimi cinquant’anni i geoglifi sono stati vittime di scempio inarrestabile e le autorità locali non riescono a salvaguardarli, fermando una distruzione provocata dalla mancanza di mezzi di tutela e dagli interessi economici che orbitano attorno al sito archeologico. Infatti, connessioni veloci, urbanizzazione selvaggia, autostrade e rifiuti stanno cancellano gradualmente le linee di Nazca.

La denuncia del grave deterioramento della famosa testimonianza peruviana giunge dall’archeologo Giuseppe Orefici, direttore del Cisrap, che lavora da trent’anni sul territorio peruviano. Lo studioso sottolinea che i transiti della Panamerica sui geoglifi non hanno di certo aiutato la conservazione delle enormi incisioni nel terreno e l’espansione urbana smisurata, voluta dai politici locali e permessa dallo Stato peruviano, con il benestare del Ministero della Cultura, ha cambiato il volto dell’area di Nacza. Inoltre, è stato scavato un solco per ricoprire le fibre ottiche impiantate dalla compagnia spagnola Telefónica che ha danneggiato notevolmente la parte dei geoglifi incisi vicini alla Panamericana, mentre l’industria estrattiva e l’espansione agricola hanno causato un terribile scempio paesaggistico, ecologico e idro-ecologico, compromettendo ulteriormente le linee. Il degrado si estende anche nelle altre città: la capitale regionale Ica, Palpa, Cahuachi.

L’unico elemento imperante pare essere l’interesse economico. Il sindaco attuale vede nel turismo un importante fattore di sviluppo, ma il suo predecessore ha scaricato per dieci anni l’immondizia sulle linee di Nazca e, benché denunciato dal Ministero, non è mai stato fermato. E anche oggi quello che si sta facendo per tutelare questa importante testimonianza archeologica è praticamente zero. Il Ministero afferma di non fruire dei mezzi per intervenire, considerando che il suo rappresentante locale non possiede manco una motocicletta per spostarsi sulla vasta area dove sono incise le linee. E neanche si interviene su chi promuove e concretizza le invasioni della zona interessata dai geoglifi. Per salvaguardarle i monumenti archeologici basterebbe un minimo di responsabilità civile e di amore per il proprio patrimonio archeologico e storico, commenta il professore.

Fortunatamente, molti studiosi si sono accorti della strage di un retaggio culturale che appartiene a tutto il mondo. Ad esempio, il Cisrap, spiega il professore, benché non operi direttamente su Nazca, ma a Cahuachi, dove svolge continuativamente da trent’anni indagini archeologiche, ha iniziato dal 2002 un programma di consolidamento, conservazione e valorizzazione della più grande costruzione cerimoniale in mattone crudo del mondo. I risultati del lavoro, di risonanza internazionale, hanno consentito di proteggere almeno questo importantissimo monumento, visitato oggi da migliaia di persone.

 

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