Roma. Carabinieri recuperano 2 statue e 200 reperti archeologici negli Usa


 

Sono rientrate in Italia dagli Usa ad opera del Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale due statue acefale di Dee a grandezza naturale del I e II secolo d. C., 210 reperti archeologici , un bronzetto romano del I sec. d. C. detto “La Venere di San Giovanni in Perareto”, un atto notarile in pergamena del 1603, un corredo funerario bronzeo tra l’VIII e il VII sec. a.C. con 2 collane, 5 bracciali, 1 fibula e vari pendagli. Valore commerciale 2 milioni di euro.

Venerdì 20 gennaio, nella sede di via Acinia 24, gli spettacolari reperti archeologici rimpatriati dagli Stati Uniti a coronamento delle attività di indagine dei Carabinieri sono esposti in un’apposita sala vicina all’emiciclo in cui si svolge l’affollata conferenza stampa del Comandante, il generale Pasquale Muggeo affiancato dal nuovo Segretario generale del Ministero dei Beni Culturali, Antonia Pasqua Recchia, e dal Direttore regionale per i beni culturali del Lazio Federica Galloni.

In questi giorni di amarezza e sconcerto per le incredibili inefficienze nella tragica vicenda della “Costa Concordia” è bello assistere alla felice conclusione di un’operazione svolta nei “due mondi”: in Italia con le indagini a seguito del trafugamento, in Usa dopo le segnalazioni che le opere trafugate erano in sedi sociali, gallerie e musei come il Princeton University Art Museum e il Metropolitan Museun di New York. La documentazione del Comando dei Carabinieri è stata così inoppugnabile da portare alla restituzione spontanea senza bisogno di azioni rogatoriali. Il punto di forza è risultata la Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti gestita dal Comando dei Carabinieri per la Tutela, che ha fornito una prova evidente della provenienza furtiva dei reperti.

Sono storie che vale la pena di raccontare, insieme alla descrizione dei principali reperti. Primi tra tutti le due statue acefale di marmo bianco: la Dea Fortuna, del II sec. d. C. alta m 1,63, rubata a Fiumicino nell’edificio dell’ex Opera Nazionale Combattenti il 4 ottobre 1986, un evento infausto nel giorno di San Francesco; un’altra dea con ampio panneggio, del I sec. d. C., alta m. 1,75, non rubata ma scavata clandestinamente nel Lazio, se n’era parlato nel procedimento penale contro il trafficante internazionale Giacomo Medici. Come sono riemerse un quarto di secolo dopo, per di più oltre Oceano? La società, che le aveva acquistate sin da allora da una galleria newyorkese, le ha esposte nella rotonda della sede centrale a Louisville nel Kentucky ma ha avuto la sventura che sono state riconosciute: nessun addebito, l’acquisto era avvenuto in buona fede, e anche nessuna resistenza, dinanzi alle prove inconfutabili del Comando dei Carabinieri “si è spontaneamente offerta di restituirle, senza nulla pretendere, alla Repubblica Italiana, in accordo con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali”. Non è linguaggio burocratico questo, ma il giusto riconoscimento che le nostre autorità hanno dato a chi ha reso onore al proprio nome: la società si chiama Humana Inc.

Ben 170 reperti archeologici interi o frammentati erano nel Princeton University Art Museum, tra cui due statuette femminili di suonatrici, rispettivamente di lira e tamburello, un pithos con figure di animali rosse e bianche, un askos dalla forma di astragalo, e poi tanti frammenti di un cratere a motivi rossi, di rilievi ed elementi architettonici con figure di tori; altri 40 reperti in frammenti erano nel Metropolitan Museum di New York, dalla collezione di un americano deceduto. Ha portato a queste piste la constatazione che i reperti dei due grandi musei americani corrispondevano a quelli emersi nelle indagini su un italo-americano già residente a New York, al quale era stato sequestrato non solo un copioso materiale archeologico, ma anche una documentazione rivelatasi preziosa sulle vendite o prestiti da lui compiuti e su altri movimenti illeciti di beni archeologici provenienti dall’Italia.

Anche in questo caso la documentazione sulla provenienza da scavi clandestini effettuati in Italia è stata inoppugnabile e, come per la società Humana Inc., “i responsabili dei citati enti espositivi, a dimostrazione della volontà di collaborare con le autorità italiane che avevano dimostrato quanto detto, hanno presentato atto di rinuncia sui beni, stipulando accordi con il MiBAC per la definitiva restituzione”. Anche qui nulla di burocratico, un riconoscimento alla sensibilità mostrata dai grandi musei, in sala sono presenti autorità americane.

Lo stesso spirito di collaborazione dimostrato dalla società privata e dai rinomati centri espositivi lo si è riscontrato nel gallerista americano che deteneva in buona fede un bronzetto romano del I sec. d. C., alto 18 cm, detto la “Venere di San Giovanni in Perareto”, rubato nell’agosto 1962 al Museo civico di Rimini, e dinanzi alle prove della provenienza furtiva lo ha riconsegnato spontaneamente. Dello stesso periodo, gli anni ’60, la scomparsa dall’Archivio di Stato di Bari, di un’antica pergamena recante un atto notarile del 1603, riconsegnata dall’F.B.I. di Chicago – che l’ha trovata nell’ambito di sue indagini – al Comando dei Carabinieri con cui collabora in modo permanente.

Conclude questa sfilata di reperti archeologici rimpatriati dagli Stati Uniti il corredo funerario di bronzo dell’VIII-VII sec. a. C., collane, bracciali, fibula, la cui storia è ancor più edificante: non è stato segnalato e riconosciuto, ma consegnato spontaneamente senza che fosse stato richiesto, da un artista contemporaneo americano di origini italiane, che aveva ricevuto questi reperti in eredità dal nonno di Offida, provincia di Ascoli Piceno. Nulla di irregolare neppure da parte di quest’ultimo, che lo aveva trovato nel proprio campo sotto un ulivo e lo aveva portato in America da emigrato alle fine dell’’800, quando non c’era ancora la legge di tutela del nostro patrimonio culturale.

Questo gesto mostra un grande rispetto per la terra di origine oltre alla qualità umana di chi lo ha compiuto, e sta avendo risonanza nella comunità italo-americana. Potranno seguire altre restituzioni di reperti portati in America nelle povere valigie di cartone dell’emigrante dell’’800 e primi del ‘900, forse come i Lari e i Penati degli eroi antichi, Enea li recò con sé nella terra dove approdò. Ora il radicamento è tale che non occorre più tenere questi simboli, è un bell’esempio quello dell’americano così generoso verso la terra dei nonni. Che abisso rispetto all’indegnità di trafugatori e scavatori clandestini che depauperano il proprio paese di un patrimonio culturale identitario!

Dobbiamo essere grati al Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale per questa brillante operazione, una tessera nel vasto mosaico dell’attività di prevenzione e repressione. Il Comandante, generale Muggeo, ne ha fatto un ampio bilancio per il 2011. Veramente rimarchevole!

Ph: Le immagini sono state riprese alla Conferenza Stampa nella sede del Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, che si ringrazia per l’opportunità concessa.

 

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