Bolzano. Nuova ipotesi sulla morte di Ötzi


 

Bolzano. Nuova ipotesi sulla morte di Ötzi

È nota da anni la causa della morte di Ötzi, la mummia ritrovata nel 1991 conservatasi per cinquemila anni sul ghiacciaio del Similaun e oggi esposta a Bolzano presso il Museo Archeologico dell’Alto Adige: il cacciatore è stato ucciso da una freccia, conficcata nella spalla. Le immagini della Tac, eseguita qualche anno fa sulla mummia, hanno rivelato la posizione dell’arma del delitto. La novità, proposta dal geoarcheologo Alexander Binsteiner, dopo aver confrontato le immagini digitali restituite dalla Tac con le varie selci scoperte in diverse zone d’Europa, è che la punta della freccia mortale sarebbe costituita da selce della Lessinia.

A Bolzano si pensa da sempre che la selce stretta nella mano di Ötzi proveniva dal Veronese: il cacciatore, colpito dalla freccia e presumibilmente morto di stenti mentre cercava di scappare dal suo aggressore, recava con sé un pugnale in selce che gli esperti suppongono proveniente dalla Lessinia. La cintura che portava addosso custodiva tre utensili: un pezzo di lamella, forse proveniente da una pietra focaia, un grattatoio, lama ricurva usata per lacerare e nettare le pelli, e un bulino per forare le pelli.

Le caratteristiche della selce, di colore grigio screziata da macchie bianche, avevano già portato gli studiosi a proporre collegamenti tra il territorio veronese, giacimento della selce, e la Val Venosta di Ötzi. Possedere la selce forniva maggiori garanzie di sopravvivenza perché rappresentava l’acciaio della preistoria: era adoperata per cacciare e per difendersi e dai nuclei di selce si ottenevano attraverso la tecnica della scheggiatura, diversi strumenti, utili alla vita delle popolazioni preistoriche, oltre a costituire la pietra focaia di più semplice utilizzo, poiché bastava battere tra loro due nuclei di selce per ottenere le scintille che avrebbero provocato l’innesco.

Sono numerosissimi i siti di scheggiatura, sia preistorici sia storici, emersi sui colli veronesi e l’ultimo in ordine di comparsa è quello di Dosso Folesani, presso San Mauro di Saline, straordinario ritrovamento di un insediamento di artigiani della selce, frequentato tra il 1800 e il 1500 avanti Cristo. L’attività dei folendari del territorio veronese culminò all’epoca delle guerre napoleoniche, quando le regole militari richiedevano di cambiare la pietra focaia ogni cinque colpi e si concluse con l’introduzione del gas, degli accendini e dei fiammiferi.

 

I commenti sono disabilitati.