Nel corso dei mesi di Luglio e Agosto si è svolta e si è conclusa la V Missione Archeologica Italiana nel sito di Tell al-Mashhad, diretta dal Dott. Francesco M. Benedettucci, dell’Associazione OLIM di Roma, oltre al quale era presente uno staff di altre cinque persone: il Dott. Luca Aprile, topografo e naturalista, dell’Associazione OLIM; il Dott. Angelo Ghiroldi, Archeologo del Centro Studi Diyala di Roma; il Dott. Dario Scarpati, Archeologo e Direttore del Museo del Museo Civico “E. Nardi” di Poggio Mirteto; gli studenti Giulia Marciani e Nicolò Pini, dell’Università degli Studi di Siena. Inoltre, ha partecipato alla missione anche un rappresentante del Dipartimento delle Antichità del Regno di Giordania, il Dott. Khaled Ahmad al-Hawawreh, del Museo Archeologico di Madaba.
Gli obbiettivi di questa campagna di scavo erano uno studio naturalistico funzionale alla realizzazione di un rilievo topografico della regione di Tell al-Mashhad e dell’inizio della valle di ‘Ayun Musa; lo scavo dell’Area A nell’edificio sulla sommità del Tell; e un progetto sperimentale di collaborazione con il Sermig Arsenale dell’Incontro di Madaba.
Per quanto riguarda lo studio naturalistico, questo ha compreso un approfondimento sulla flora e sulla fauna dell’area. Considerando le precipitazioni annue, tra i 150-200 mm, il sito è inquadrato nella zona climatica stepposa dove la specie vegetale dominante è il Sarcopoterium spinosum, cioè il cespuglio spinoso. Per il sito di ‘Ayun Musa, invece, si può parlare di due zone sorgive: nella parte più bassa ci sono terrazzi fluviali quaternari su diverse quote, sfruttati per la coltivazione di uliveti e vigneti; mentre nella zona a ovest l’ambiente cambia radicalmente. Inoltre, presso la sorgente, è stata messa in luce, dal Dott. Luca Aprile che si è occupato di questo studio, la presenza della canna comune da fiume Arundo donax, del Salice Salix acmophylla Boiss, dell’Ephedra aphylla Forrs, del Ficus carica, del cappero Capparis spinosa L., e di molte altre specie non identificate con certezza perché non in fioritura, a eccezione di alcune del genere Echinops.

Fig. 1. Genere Echinops.
Inoltre, nel riparo sottoroccia della sorgente, sono state identificate alcune igrofite, tra cui molti Muschi ed Epatiche, e una Pteridofita, il capello di venere Capillis veneris.
Nel corso della ricognizione è stata individuata anche una ricca fauna: sono stati avvistati esemplari di Volpe, di Gatto selvatico, diverse famiglie di pipistrelli (Chirotteri). Nei pressi delle sorgenti lo staff ha individuato due specie di Anuri (rane), diversi tipi di Rettili, di cui uno appartenente alla famiglia dei Geconidae e un altro a quella degli Agamidae. Inoltre, in questa stessa area, sono stati identificate due specie di scorpioni, non meglio identificate, e alcune specie di ragni.
Inoltre, sono molti i rappresentanti dell’ordine Odonata (specie Sympetrum fonscolombii e Orthetrum chrysostigma), Mantodea, Omopthera, Eteropthera, Coleoptera, Lepidoptera (specie Pieris brassicae e Lycaena thersamon), Spirostreptida (millepiedi della specie Archispirostreptus syriacus). Inoltre, sono state avvistate la Colomba comune, due specie di Tortora, il falchetto, l’Upupa epos, la Galerida cristata e il merlo. Un ruolo di riguardo lo merita il Gruccione Merops orientalis che, nel sito di ‘Ayun Musa, è presente con colonie di 30 esemplari.
Per quanto riguarda l’indagine archeologica vera e propria, questa si è concentrata all’interno della struttura posta sulla sommità del Tell, nell’Area A. Sono state individuate alcune pietre lavorate considerate pertinenti a una struttura muraria, denominata W1 (per distinguerlo dal muro W) rivolta verso Ovest e con andamento Nord-Sud. Questo, la cui altezza è di 1.7 m, doveva essere il limite del terrazzamento ed è stato evidenziato che è sostenuto da altre tre strutture murarie, denominate W1a, W1b e W1c, con andamento Est-Ovest e realizzate con pietre di medio e grande taglio. Tra questi tre muri, merita un’attenzione maggiore il W1a in quanto è costituito da una doppia gradinata ed è stato costruito con pietre di 1.2 m di larghezza. Questo è un dato rilevante dal momento che, in corrispondenza del muro W1, è stato individuato un intervallo tra le pietre ampio 1 m che potrebbe essere collegato con il muro W1a che quindi potrebbe essere una rampa a doppio gradone.


Fig. 2-3. L’area A, al termine dello scavo, vista da Nord e da Sud.

Fig. 4. Struttura muraria W1a.
Tra i materiali individuati, sono presenti alcuni frammenti ceramici di vasi da conservazione, risalenti all’Età del Ferro IIC (fine VIII-VII secolo a.C.), un orlo di ciotola (con decorazione a ingubbiatura e lucidatura rossa), un’impugnatura orizzontale (ispirata forse a prototipi palestinesi) e un frammento relativo a un’altra ciotola carenata che presenta delle scanalature orizzontali e una base a tripode che rende l’esemplare unico. Inoltre, è stata rinvenuta una piccola testa di cavallo in argilla interpretata come un frammento di un oggetto rituale.

Fig. 5. Frammento della testa di cavallo in argilla, dall’Area A-
Inoltre, sono stati rinvenuti alcuni oggetti in pietra destinati alla macinazione delle granaglie e una conchiglia del tipo Veneroidea, di origine mediterranea, con un foro passante che ha portato alla sua interpretazione come pendente.
È stato aperto anche un secondo settore di scavo: ha riguardato il muro N1, parallelo al muro N dell’edificio quadrangolare e con un’altezza di 1 m circa. Anche questo è stato datato alla fase finale dell’Età del Ferro, come i materiali rinvenuti nell’Area A.

Fig. 6. Muro N1
A partire da quest’anno, la Missione ha avviato un progetto con il Sermig, Arsenale dell’Incontro di Madaba, afferente all’Arsenale della Pace di Torino. Il progetto ha visto lo svolgimento di alcuni incontri: due presso la sede del Sermig, con il coinvolgimento di alcuni giovani disabili con i riabilitatori; due di cui uno presso la sede madabese dell’organizzazione italiana e l’altro ha visto lo svolgimento di una visita guidata nell’area appena scavata, entrambe con i ragazzi di Madaba di estrazione sociale e culturale differente, e partecipanti normalmente alle attività del Sermig.
L’incontro con i disabili, svoltosi il 28 luglio scorso, ha visto la realizzazione di un lavoro pratico sui materiali: i ragazzi hanno descritto il colore e la forma dei materiali, hanno cercato di individuare quella che doveva essere la funzione originaria, e successivamente sono passati al lavaggio e al disegno dei suddetti oggetti.
La seconda serie di incontri ha visto l’avvicinamento di ragazzi di religione diversa in modo da superare le reciproche diffidenze, arrivando alle attività pratiche della stessa natura di quelle svolte con i ragazzi disabili.
È stata notata una grande partecipazione e un grande interesse da parte dei partecipanti e, dato ancora più interessante, è stato messo in evidenza il ruolo dell’archeologia nell’abbattere alcuni tipi di barriere, come quelle religiose e ideologiche.

Fig. 7. Lavaggio della ceramica durante l’incontro con i ragazzi disabili del Sermig.
Autore: Melania Marano - pubblicato in data 3 settembre 2011 - Email marano@archart.it

ottimo lavoro, complimenti.
da Francesco (monte Nebo)