
Nascosta per decenni in un magazzino, dimenticata da tutti, una testimonianza di fondamentale importanza che descrive con dovizia di particolari com’era Roma diciotto secoli fa, attorno all’anno 200, la Forma Urbis, pianta di epoca severiana, è conservata dal 1998 al Museo della Civiltà Romana all’Eur ed è accessibile solo agli studiosi. La mappa era appesa su un muro, tutt’ora in piedi, nel Tempio della Pace, ai Fori. Misurava 13 metri di altezza e 18 di lunghezza e si articolava in 150 lastre in marmo su 11 file. L’Urbe vi era raffigurata in maniera dettagliata in scala 1 a 240.
Questo capolavoro è stato inciso tra il 203 e il 211. A confermare questa datazione sono la rappresentazione del Septizodium, un ninfeo e una facciata a più piani costruito nel 203 e che venne abbattuto nel Cinquecento per ordine di Sisto V, e la dicitura che ricorda Settimio Severo e suo figlio Caracalla in qualità di co-imperatore (198-211); mentre una seconda iscrizione cita Geta, figlio minore di Settimio Severo, che nel 209 è nominato Augustus.
Quel che resta della Forma Urbis è emerso per la prima volta nel 1562, quando un certo Torquato Conti la intravide, scavando pietre nell’orticello dietro la Chiesa. L’antico santuario romano, voluto da Vespasiano e donato nel 527 da re Teodorico al pontefice Felice I, che dall’epoca di Costantino rappresentò probabilmente la sala d’udienze del prefetto di Roma finché venne trasformata in chiesa. I primi pezzi scoperti dal Conti furono regalati dallo stesso al parente Alessandro Farnese. Altri frammenti vennero alla luce in un secondo tempo e, fortunatamente, ne vennero fatti i rilievi perché molti vennero dispersi. Proprio grazie a questi rilievi e ai molti disegni d’epoca rinascimentale è stato possibile colmare parecchie lacune.
La Forma viene esposta per la prima volta nel 1742 sulla scalinata del Museo Capitolino, mentre Lanciani alla fine dell’Ottocento ne riproduce una copia su carta e una in gesso. Entrambe le copie finiscono in deposito, mentre l’originale vive numerose peripezie che non lo rendono mai visibile al pubblico. Da quasi quindici anni all’Eur si progetta di esporre la mappa presso il Museo della Città, ma nessuno per ora è riuscito ancora a riportarla in vita.
Autore: Martina Calogero - pubblicato in data 2 settembre 2011 - Email info@archart.it
