Il “degrado” a Valle Ponti di Comacchio: lettera di un lettore


 

Un nostro lettore, Antonio Feletti Virgili, deluso per la gestione della tutela dei siti archeologici nell’area di Comacchio, ci ha scritto una accorata mail per farsi promotore di maggiore attenzione verso le ricchezze archeologiche conservate sul suo amato territorio e per risvegliare la coscienza degli enti preposti e dei semplici cittadini come lui.

“Spettabile Redazione,
mi ero ripromesso dopo le recenti delusioni in materia di tutela dei siti archeologici di Comacchio, di non intervenire più contro questo stato di cose negativo, del quale sono attori cooperative legate a partiti, politici poco attenti (a esser buoni), soprintendenze distratte o impegnate in altri fronti. Ne è testimonianza l’ennesimo reperto venuto alla luce a Valle Ponti. Ho dedicato molto del mio tempo alla scrittura di innumerevoli articoli inviati ai giornali locali per denunciare anche questo ritrovamento già effettuato nel 1934 a seguito della bonifica della Valle Ponti da parte dell’assistente Proni e del Geom Mario Feletti Virgili, che si limitarono a constatare e fotografare l’esistenza in superficie di resti di fondamenta di un edificio di culto con annesso relativo battistero.

Sembrava di essere a Pompei: tutto era intatto. Vi erano oltre 300 scheletri – emersi da tombe terragne venute alla luce a seguito dell’azione corrosiva del moto ondoso della valle – raccolti e di nuovo seppelliti nel cimitero locale. Il battistero era di forma esagonale e situato al centro di un edificio ottagonale, mentre lateralmente vi era annessa la chiesa di S Maria in Aurengario. Tutto attorno un gran numero di pietre ricordano vecchi edifici. E il dosso era chiamato il “Dosso delle pietre”, data l’ampiezza del giacimento archeologico!

Ora le autorità, Soprintendenza in primis, restano inerti, anche se alla luce delle scoperte diventa sempre più difficile trovare una giustificazione a tale scempio: una zona archeologica, al pari di S.Maria in Padovetere, anzi più ampia, distrutta da palazzine, cabine elettriche e del gas, e per finire dall’orribile edificio che corrisponde all’ex zuccherificio.

Inutile ricordare che il sito era ampliamente documentato dalle relazioni fatte al momento della scoperta, ma passate in secondo piano a causa della scoperta della necropoli Greco Etrusca di Spina. La Soprintendenza fece solo qualche sopralluogo nel vano tentativo di poter recuperare pezzi architettonici bizantini, anche se la zona si è rivelata una vera miniera: embrici romani bollati con le sigle SOLONAS e poi PANSIANA, antecedute da nomi dei vari imperatori succedutisi nel tempo; per non parlare di aghi in osso per tessere le reti con le misure delle diverse maglie, reperti ceramici che vanno dal 350 d.C. al 950 d.C., anno in cui il sito è stato distrutto dai saraceni guidati dai veneziani che attaccarono Comacchio alle spalle, scendendo dal Po ed eludendo così tutte le difese a mare.

Inutile ricordare che la località si chiamava Auringario a causa del Gaurum, salsa di pesce salato molto ricercata allora, che qui veniva prodotta e venduta. Ultima considerazione: dato che qui vi era il porto e la zona è citata anche con il nome Ignis in Baja (Fuoco nella Baia) è possibile che vi sia anche un faro!

Cordiali saluti”

Antonio Feletti Virgili

Per approfondire:   http://www.archeorivista.it/0010026_comacchio-garantita-la-tutela-del-sito-archeologico-di-valle-ponti/

 

Questo articolo ha 2 commenti

  • Redazione scrive:

    No, infatti, lascia che tutto vada in malora. In fondo il ruolo istiituzionale delle Soprintendenze non è quello della tutela a valorizzazione, ma la produzione di salumi e ortaggi…..

  • marcella scrive:

    La Soprintendenza che purtroppo non ha fondi…….cosa dovrebbe fare? Paga Lei gli scavi o la salvaguardia di un’area così grande?

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